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saturazione

È l’intensità o purezza di una specifica tonalità di colore. Una tinta molto satura ha un colore vivido e brillante, mentre quando la saturazione è scarsa, il colore diventa più slavato e tende al grigio. Se la saturazione viene completamente annullata, il colore si trasforma in una scala di grigi. Assieme al contrasto, alla tonalità e alla luminosità contribuisce alla resa finale dell’immagine. Come gli altri parametri, anche la saturazione può essere impostata al momento dello scatto oppure può essere determinata in post produzione. Solitamente i paesaggi hanno una resa migliore ad un livello elevato di saturazione, mentre i ritratti rendono meglio con una saturazione meno intensa. Ideale è scattare con un valore medio di saturazione che sarà implementato o diminuito in fase di sviluppo digitale della foto.
scala di grigi

Indica un’immagine in "bianco e nero", ossia basata unicamente su tonalità di grigio, che possono andare dal bianco al nero. I grigi si formano mescolando sempre in parti uguali le componenti RGB o CMYK.
scalettatura

Termine comunemente utilizzato per indicare l’aliasing, aspetto a "scalini" delle linee curve nelle immagini digitali; tale difetto viene anche definito "pixelatura", essendo causato proprio dalla particolare conformazione delle immagini digitali, composte da pixel. La scalettatura si presenta in ogni linea non perfettamente orizzontale o verticale delle immagini digitali, ma con l’aumentare del numero di pixel (e quindi con la riduzione delle loro dimensioni a parità di dimensioni dell’immagine) il difetto risulta meno evidente. Vedi anche dithering.
scatto continuo

Indica la capacità di una fotocamera di scattare in rapida successione un certo numero di fotografie. Il numero di immagini ottenibili in sequenza dipende dalla dimensione dei file generati, dalla velocità con cui l’hardware le riesce a memorizzare e dalla capienza del buffer interno. Alcune fotocamere professionali arrivano a scattare foto ad una velocità di 8/10 fotogrammi al secondo fino ad un massimo di circa 50 scatti.
scatto flessibile

Cavo flessibile in grado di collegarsi alla fotocamera e di sostituirne il pulsante di scatto con uno posto alla sua estremità. Esso permette così di scattare (e a volte anche di mettere a fuoco tramite l’autofocus) senza vibrazioni indesiderate e di limitare il micromosso. Può anche mantenere l’otturatore aperto nella Posa B.
schede di memoria

Vedi memory card, Compact Flash e Smart Media.
schermatura

Tecnica utilizzata in camera oscura per schiarire le aree di un’immagine. In camera chiara la tecnica viene realizzata da programmi come Photoshop, con lo strumento Scherma. Questa tecnica di sviluppo è dunque in grado di aumentare parzialmente o totalmente l’esposizione su una determinata porzione dell’immagine e compensare eventuali sottoesposizioni. L’opposto della schermatura è la bruciatura. La combinazione controllata e consapevole di queste due tecniche consente di modificare porzioni dei soggetti (rendendole più o meno luminose e quindi visibili) o addirittura la luce dell’intera immagine.
scontorno

Scontornare una fotografia significa isolarne una parte (ad esempio il soggetto) dal tutto (ad esempio lo sfondo). Questa operazione, assimilabile ad un "ritaglio" molto preciso, viene normalmente eseguita in funzione di lavorazioni più complesse, come l’impaginazione del soggetto scontornato, la creazione di loghi, fotomontaggi, eccetera. Lo scontorno di una fotografia digitale (o creazione di un clipping path), tecnicamente, consiste nella creazione di un tracciato vettoriale che segua i contorni del soggetto da ritagliare. Un tracciato vettoriale è un modello digitale dell’immagine che, a differenza di una comune foto, permette il suo ingrandimento senza perdita di qualità. Il tracciato viene incorporato nel file di immagine e può quindi essere distribuito ed utilizzato a piacimento. Naturalmente, le difficoltà di ritaglio variano da immagine ad immagine, in funzione di tre fattori principali: le caratteristiche del soggetto, le caratteristiche dello sfondo e la qualità della foto. Un soggetto di forma regolare su uno sfondo tendenzialmente uniforme facilita il lavoro, mentre un soggetto dai bordi frastagliati (ad esempio una ragazza con i capelli al vento) su uno sfondo simile al soggetto stesso o molto variegato e in una foto di qualità (quindi ricca di dettagli che devono essere mantenuti) complica in maniera esponenziale il lavoro, che deve quindi essere eseguito da una mano esperta e governata da un cervello molto molto paziente.
secondo piano

Termine che, in un’inquadratura, indica gli oggetti e le cose poste al di là di quelle in primo piano. Se i soggetti in primo piano sono messi a fuoco, quanto contenuto nel secondo piano appare più o meno sfuocato, a seconda della profondità di campo (e quindi del diaframma).
sensibilità

Livello di risposta alla luce di un sensore digitale o di una pellicola. Più la sensibilità è alta, meno quantità di luce è necessaria. Vedi anche ISO e ASA.
sensore

Il sensore svolge lo stesso compito (in formato digitale) della pellicola: registrare la luce che attraversa l’obiettivo della macchina durante l’esposizione. Esistono due tipi di sensori fotografici: CCD e CMOS. Le dimensioni del sensore, insieme al totale dei fotodiodi che lo compongono e alla gamma di colori che essi sono in grado di catturare, ne caratterizzano le potenzialità. In generale si può affermare che più il sensore è grande e maggiore è il numero dei suoi fotodiodi, migliore sarà sia la qualità (definizione) dell’immagine finale, sia la sua risoluzione. Il sensore viene definito a "pieno formato" quando raggiunge dimensioni analoghe al negativo da 35mm delle fotocamere analogiche (24x36mm): si tratta di sensori molto costosi ma di alta qualità che sono in dotazione delle reflex professionali e si distinguono dalla maggior parte degli altri sensori (delle compatte ma anche delle altre reflex) più economici e di dimensioni più ridotte. Argomenti correlati: pixel, ISO, polvere e pulizia del sensore.
sfuocato (o sfocato)

Termine per indicare la mancanza di messa a fuco su una parte o tutta l’immagine. Una parte sfuocata perde i dettagli ed appare, se la sfocatura è molto forte, come un insieme indistinto di colori e luci. La sfocatura di ciò che è presente in secondo piano mette in grande risalto il soggetto della foto, mentre se questo risulta sfuocato la foto perde tutta la sua carica e non è possibile recuperarla nemmeno in fase di fotoritocco. Il controllo della profondità di campo, e conseguentemente anche delle zone fuori fuoco, consente di evidenziare alcuni dettagli rispetto ad altri e di potenziare l’intensità dell’immagine. Grazie al fotoritocco è possibile sfuocare alcune parti della foto per riprodurre in maniera controllata questo effetto. Vedi anche bokeh.
silhouette

"Disegno" della sagoma scura del soggetto su sfondo chiaro, tipica delle situazioni di controluce, ove non è possibile individuare i dettagli del soggetto ma solo il suo contorno.
sincronizzazione flash

Esistono diversi tipi di sincronizzazione del flash; in generale per sincronizzazione del flash si intende il coordinamento dell’apertura dell’otturatore con l’emissione e la durata del lampo. È innanzitutto possibile sincronizzare l’emissione del lampo del flash con l’inizio (flash sulla "prima tendina") o la fine (flash sulla "seconda tendina") dell’apertura dell’otturatore. Normalmente il flash produce il proprio lampo nel momento in cui si apre la tendina anteriore, è quindi sincronizzato sulla prima tendina. La differenza sta nel fatto che con il flash sulla seconda tendina il soggetto viene illuminato inizialmente dalla luce ambiente e solo al termine dell’esposizione dal lampo del flash: in questo modo, se ad esempio si tratta di un soggetto in movimento, è possibile che lasci una sorta di scia dietro di sé (scia che invece in foto sembrerebbe precederlo se il flash fosse sulla prima tendina). Un altro tipo di sincronizzazione è la sincronizzazione con tempi lenti: utilizzando tempi di posa lunghi in combinazione con il lampo del flash è possibile congelare grazie al flash (sulla prima o sulla seconda tendina) l’azione del soggetto in primo piano, e contemporaneamente conservare grazie alla lunga esposizione - e ad un treppiede - l’atmosfera degli sfondi meno illuminati (ad esempio un ritratto notturno).
slitta a contatto caldo

Attacco per flash esterni (o altri accessori) posto di solito sulla parte superiore della fotocamera, solitamente reflex. È composto da un doppio innesto metallico per il fissaggio e dispone di almeno un contatto elettrico (può averne fino a 5) per la comunicazione tra la fotocamera e il flash. In mancanza di contatti elettrici ha esclusivamente la funzione di supporto per accessori. Sul flash esiste un aggancio complementare alla slitta della fotocamera, con uno o più contatti elettrici e di solito un meccanismo di blocco.
SLR

Significa "Single Lens Reflex", ed è un acronimo per indicare le fotocamere reflex a obiettivo singolo.
smart media

Scheda di memoria per fotocamere digitali compatte. Le schede SmartMedia sono supporti di memoria leggeri (circa 2g) e piccoli (45mm x 37mm x 0,76mm). Nelle schede SmartMedia il controller è situato nel drive anziché essere incorporato nella scheda.
sottoesposizione

Illuminazione insufficiente dovuta al non corretto bilanciamento della coppia otturatore/diaframma oppure alla non corretta impostazione della fotocamera. Quando una foto è sottoesposta il sensore (o la pellicola) registra una parte dell’immagine come completamente nera.
sovraesposizione

Illuminazione eccessiva dovuta al non corretto bilanciamento della coppia otturatore/diaframma oppure non corretta impostazione della fotocamera. Quando una foto è sovraesposta il sensore (o la pellicola) registra una parte dell’immagine come completamente bianca.
specchio (blocco dello)

Nelle fotocamere reflex la luce catturata dall’obiettivo viene riprodotta nel mirino tramite un piccolo specchio, inclinato di 45° e collocato sopra il sensore (o la pellicola). Poiché lo specchio viene sollevato al momento dello scatto per consentire alla luce di colpire il sensore, potrebbero generarsi delle piccole vibrazioni e quindi il micromosso. Per evitare ciò, in alcune fotocamere è possibile sollevare lo specchio prima dell’effettivo scatto: questa operazione è detta appunto "blocco dello specchio".
spot (misurazione)

Modalità dell’esposimetro che misura l’esposizione di un "punto", ossia una piccola area posta esattamente al centro dell’immagine. Il termine spot indica anche un particolare tipo di illuminatore che produce un raggio di luce molto stretto.
stabilizzatore di immagine

Sistema elettronico o opto-meccanico che aiuta a compensare le vibrazioni involontariamente prodotte al momento dello scatto per assicurare immagini nitide ed evitare il mosso anche con focali lunghe o condizioni di scarsa luminosità. Vedi anche Obiettivi stabilizzati
stigmometro

Lente cilindrica un tempo inserita negli schermi di messa a fuoco delle macchine fotografiche. La lente provvedeva a spezzare l’immagine contenuta nel mirino della fotocamera quando il soggetto non era a fuoco. Questo permetteva di ottenere la corretta messa a fuoco semplicemente verificando l’allineamento del soggetto all’interno dello stigmometro.
stop

Termine che indica una unità nella scala di misurazione del tempo o del diaframma. Vedi anche la Regola della reciprocità.
glossario di fotografia digitale a cura di fotoritoccoprofessionale.it
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