A B C D E F G H I J K L M N O P S T U V W Z
range dinamico

Differenza misurabile tra il colore più chiaro e il più scuro che un sistema può distinguere o creare. Il termine è un sinonimo di gamma dinamica.
raw (file)

La maggior parte delle fotocamere digitali utilizzano per salvare le immagini il formato jpeg, che occupa poco spazio nella memoria ma causa un decadimento della qualità proporzionale all’aumentare della compressione utilizzata. Le fotocamere di fascia alta consentono invece di utilizzare anche il formato raw (dall’inglese "grezzo"), che racchiude cioè i dati puri provenienti dal sensore, senza alcuna compressione e prima che venga eseguita una qualsiasi manipolazione dei dati stessi. Questo particolare formato di file garantisce così di non perdere informazioni ed è in grado di catturare i dati fino a 14 bit. Spesso lo si paragona per questo al "negativo" delle macchine a pellicola. L’unico svantaggio dei file raw è che richiedono tempo e spazio per essere archiviati in memoria (sono file abbastanza grandi) e devono essere necessariamente gestiti da un software apposito (fornito dal costruttore della fotocamera oppure prodotto da grandi case come Lightroom della Adobe o Aperture della Apple) che ne estrae numerosi dati come il bilanciamento del bianco, il contrasto ecc. per applicarli all’immagine. Il raw non è un formato standard e ogni costruttore ha un proprio formato raw con caratteristiche proprie: ecco perché una scheda di memoria contenente foto salvate in formato raw, ad esempio, non può essere portata in un foto laboratorio per una stampa immediata dei files, ma è necessaria una preventiva elaborazione dei files in essa contenuti ed una loro conversione in un differente formato (generalmente il tiff o il jpeg).
reciprocità (regola della)

La regola della reciprocità mette in relazione i parametri di scatto: tempo, diaframma e sensibilità ISO. Ad esempio si ottiene la stessa quantità di luce aumentando il tempo di una unità (stop) e diminuendo l’apertura di uno stop.
reflex (fotocamere)

Anche dette SLR (Single Lens Reflex), sono le fotocamere dotate di un pentaprisma e di uno specchio, posizionato a 45° rispetto l’obiettivo. Lo specchio riflette la luce proveniente dall’obiettivo verso il mirino ottico attraverso il quale si vede esattamente (quasi tutto) il campo inquadrato e come verrà la foto. Al momento dello scatto lo specchio si solleva (rendendo per questo istante invisibile la scena al fotografo) in modo che la luce raggiunga l’elemento sensibile (il sensore o la pellicola). Le fotocamere reflex, generalmente equipaggiate di sensori di buona qualità (le migliori dispongono di sensori "pieno formato" ossia delle stesse dimensioni del negativo da 35mm delle fotocamere analogiche), danno al fotografo la possibilità di scegliere le ottiche intercambiabili da utilizzare e più in generale consentono di controllare ogni parametro che genererà l’immagine, con estrema precisione. Per questi motivi richiedono un buon livello di conoscenza dei meccanismi di funzionamento e di cattura della luce. Possono essere dotate di numerosi accessori, come flash esterno, scatto flessibile, filtri, pacchi batteria supplementari, eccetera.
regola dei terzi

Regola di composizione dell’immagine. Si applica dividendo idealmente l’immagine in tre parti uguali, sia verticalmente sia orizzontalmente, in modo da creare una griglia di 9 riquadri. Secondo questa regola una corretta composizione prevede che il soggetto sia contenuto all’interno di uno di questi quadri.
RGB

Significa "Red, Green, Blue" ed è l’acronimo per individuare i tre colori primari (ossia non ulteriormente scomponibili), appunto il rosso, il verde ed il blu, nonché per indicare il sistema più usato per definire un colore a video. Questo sistema è detto di sintesi additiva in quanto è possibile ottenere tutti i colori dello spettro sommando tra loro i tre colori, in varie misure, fino ad ottenere il bianco (corrispondente al valore 255 di tutti e tre i colori miscelati tra loro) oppure il nero (corrispondente al valore 0 di tutti e tre i colori). Lo standard CMYB è invece uno spazio colore inferiore all’RGB: di solito la maggior perdita in caso di conversione è relativa alle tonalità blu e viola.
ricampionare

Ricampionare un’immagine digitale significa ridimensionare, trasformare o cambiare la sua risoluzione. Quando un’immagine viene ricampionata verso il basso (ad esempio rimpicciolita), alcune sue informazioni vengono scartate e non sono più recuperabili (per questo motivo la ricampionatura verso il basso non deve mai essere effettuata sull’originale, ma sempre su una copia del file); quando un’immagine viene ricampionata verso l’alto (ad esempio ingrandita), le informazioni vengono invece aggiunte attraverso l’interpolazione.
riduzione effetto occhi rossi

Funzione di molte fotocamere (compatte o reflex, digitali o analogiche) in grado di ridurre l’effetto occhi rossi. Il meccanismo è semplice ed è volto, con una raffica di piccoli lampi flash antecedenti lo scatto vero e proprio, a colpire e restringere la pupilla, riducendo il difetto. Questa funzione può stimolare la restrizione della pupilla ma non necessariamente eliminare un difetto così comune come gli occhi rossi. In molti casi si rivela quindi più efficace un intervento di fotoritocco mirato a correggere in maniera definitiva e precisa il difetto.
riflesso

Vedi Flare
risoluzione

La dimensione di un’immagine digitale è comunemente espressa in larghezza per altezza ed è misurata in pixel (es.: 3456x2304 pixel). La risoluzione misura la densità di pixel presenti in un’immagine. Un dato sensore è infatti in grado di produrre un’immagine di "x" milioni di pixel (restando nell’esempio fatto l’immagine finale sarà di quasi 8Mp, cioè 3456x2304 pixel). Questo concetto di risoluzione indica pertanto quanta "informazione totale" è presente nell’immagine. La quantità di informazioni presenti in un’immagine digitale può essere espressa in termini di DPI o PPI: il primo metodo descrive i dots per inch (ossia i punti di inchiostro presenti in un pollice) e viene utilizzato per le immagini stampate, il secondo descrive invece i pixel per inch (pixel presenti in un pollice) e viene utilizzato per le immagini visualizzate su un video. L’aspetto certamente più importante è la risoluzione del file d’immagine, non la risoluzione della stampante che produrrà la stampa: un’immagine catturata in bassa risoluzione non avrà mai un dettaglio soddisfacente neppure se stampata ad alta risoluzione. In entrambi i casi, comunque, più la risoluzione è elevata, maggiori saranno i dettagli presenti nell’immagine. La risoluzione di un file d’immagine si può modificare anche a posteriori con un processo di interpolazione, ma ciò non comporta un miglioramento della qualità della foto. Di seguito le più comuni risoluzioni in pixel (PPI) correlate alle massime dimensioni di stampa ottenibili senza interpolazione: 2272x1704px = 19x14cm; 2560x1920px = 21x16cm; 3072x2048px = 30x45cm; 3224x2448px = 30x45cm; 4064x2704px = 40x60cm.
risolvente (potere)

Il potere risolvente indica la capacità di un obiettivo o di un sensore (o pellicola) di separare un certo numero di linee per millimetro.
ritardo di scatto

È l’intervallo di tempo che intercorre tra la pressione sul pulsante di scatto e lo scatto effettivo della foto. È uno dei punti deboli delle fotocamere digitali compatte (soprattutto quelle meno recenti) ed è dovuto alla velocità operativa del processore nel gestire tutti i passaggi dei dati. Discorso a parte per le reflex digitali, normalmente molto più rapide se non addirittura istantanee.
rumore digitale

Difetto dell’immagine digitale che si manifesta come granulosità monocromatica (luminance noise) o come piccoli puntini colorati (chroma noise) soprattutto nelle aree uniformi e a tonalità continue della foto. L’effetto è molto simile a quello della grana delle pellicole ad alta sensibilità. Il rumore è influenzato da diversi fattori: aumenta all’aumentare della temperatura del sensore, della sensibilità ISO utilizzata (a 100 ISO il rumore è appena percepibile, a 200 ISO è ancora accettabile, mentre sopra i 400 ISO tende a diventare molto fastidioso) o al diminuire delle dimensioni del sensore (un sensore grande è di norma meno rumoroso di uno piccolo, ma a parità di dimensioni del sensore, più megapixel significa più rumore). Il rumore può anche essere dovuto alla forte compressione utilizzata e ai tempi di posa lungi (tempi superiori al secondo possono produrre rumore cromatico). Il rumore digitale può essere corretto abbastanza bene con il fotoritocco, ma è possibile limitarlo anche al momento dello scatto scegliendo il valore ISO più basso possibile (magari utilizzando un treppiede se i tempi di apertura diventano lunghi), tenendo la fotocamera spenta e al fresco fino al momento della ripresa (per non riscaldare il sensore) e scegliendo di salvare l’immagine in un formato non eccessivamente compresso.
glossario di fotografia digitale a cura di fotoritoccoprofessionale.it
© FotoritoccoProfessionale.it - Tutti i diritti riservati