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panning

Tecnica di ripresa che consiste nel seguire con l’obiettivo un soggetto in movimento, mantenendolo sempre in una data porzione dell’inquadratura. Questa tecnica consente di rendere nitido il soggetto catturato e, contemporaneamente, di far apparire lo sfondo mosso secondo la direzione del soggetto medesimo. Le immagini ottenute con il panning comunicano un grande senso di velocità e dinamismo.
pan-focus

Obiettivo non dotato di regolazione della messa a fuoco (o particolare posizione di un obiettivo dotato di messa a fuoco) che sfrutta il concetto di iperfocale. In alcune macchine fotografiche è uno speciale programma che disabilita l’autofocus e regola il diaframma e la messa a fuoco in modo da avere a fuoco tutto quello che si trova entro certe distanze. Potendo fare a meno dell’autofocus, l’otturatore può scattare senza il ritardo richiesto dalla messa a fuoco. Anche le fotocamere a fuoco fisso si basano su questo principio.
pantone

Popolare marca di inchiostri per tinte piatte. Il Pantone Matching System (PMS) è un catalogo di inchiostri a cui si può fare riferimento grazie a valori numerici specifici, accessibili dal selettore di colori personali di Photoshop.
paraluce

Protezione (solitamente plastica, di varie forme e dimensioni) applicata sulla parte anteriore dell’obiettivo per evitare che la luce incidente causi riflessi indesiderati, aloni e immagini fantasma. In caso di riflessi comunque visibili, un successivo intervento di fotoritocco può correggere con precisione le aree della foto alterate da queste diverse concentrazioni di luce.
pennello

Il "Pennello" è uno strumento molto utile e versatile presente (nella sua accezione immateriale) in numerosi programmi di editing e fotoritocco delle immagini. Oltre alla forma e alla dimensione (diametro), i migliori programmi offrono numerose e complesse regolazioni dello strumento pennello, come ad esempio angolo, rotondità, durezza e spaziatura. Queste opzioni, gestite con la necessaria esperienza, consentono di definire l’aspetto generale del tratto di pennello e di intervenire quindi sulle immagini, ad esempio una pelle da truccare, con estrema precisione e accuratezza.
pentaprisma

Prisma ottico a cinque facce montato all’interno del mirino delle reflex che permette di visualizzare correttamente (ossia non capovolta) l’immagine proveniente dallo specchio.
piano focale

Piano in cui si forma l’immagine, posto dietro l’obiettivo. L’immagine sarà perfettamente a fuoco solo se tutti i punti ripresi dall’obiettivo sono posti alla stessa distanza dal piano. Affinché quindi l’immagine proiettata appaia nitida, questo piano deve corrispondere esattamente alla posizione del sensore: se il piano focale si trova leggermente avanti o dietro il piano del sensore l’immagine risulta fuori fuoco.
pict (file)

Formato di file per immagini utilizzato da Macintosh, con possibilità di compressione jpeg.
pieno formato (sensore a)

Vedi Sensore.
pixel

Singolo e più piccolo elemento di un’immagine digitale, paragonabile ad una tesserina dell’intero mosaico (immagine). Il nome deriva appunto da una contrazione di Picture Elements (Pic El). La forma dei pixel è generalmente rettangolare. I pixel sono contenuti nel file dell’immagine finale ma non nel sensore, composto da fotodiodi. Vedi anche risoluzione.
png (file)

Significa "Portable Network Graphics" ed è un formato di file sviluppato per sostituire il formato gif, anche se non si è mai diffuso. In comune con il formato gif, i file png hanno una compressione lossless, cioè senza perdita di informazioni, ma dispone di ben 254 livelli di trasparenza (mentre i file gif ne supportano uno solo) e supporta 48 bit per Pixel.
polarizzazione

La luce si propaga in tutte le direzioni. Quando però la luce viene riflessa da una superficie lucida (come ad esempio il mare o un grattacielo), le vibrazioni avvengono su un solo piano. Si dice allora che la luce viene polarizzata. Esistono dei filtri, detti polarizzatori, che possono impedire alla luce che si propaga su un piano di raggiungere il sensore (o la pellicola). È possibile ottenere questo effetto anche in una successiva fase di fotoritocco, eliminando o limitando i riflessi indesiderati.
polvere

Oltre a non essere bella sui mobili di casa, la polvere è una sgradevole compagna della fotografia digitale. I granelli di polvere e più in generale tutte le micro particelle in sospensione nell’aria finiscono spesso per infilarsi all’interno delle reflex e si rendono visibili nella foto sotto forma di piccole macchioline scure, percepibili soprattutto nelle zone uniformi ed illuminate dell’immagine. Il sensore, caricato elettricamente, funziona un po’ come un cattura polvere e, ad ogni cambio di obiettivo, ne attrae una piccola quantità. La polvere è fastidiosa, ma è anche possibile limitarla ed ottenere foto pulite. Una reflex è fatta per poter sostituire le ottiche: non cambiare spesso obiettivo per paura di sporcare il sensore non ha senso; più utile è cambiare gli obiettivi in assenza di vento, spifferi o altro. Quando questo non è possibile, un semplice sacchetto di plastica dove insierire macchina e obiettivo da sostituire rappresenta un riparo sicuro. Se la foto è scattata con un sensore impolverato, l’unica soluzione per eliminare lo sporco dall’immagine è il fotoritocco. Alcune reflex (solo per citare le più comuni: Canon EOS 400D, Nikon D60, Olympus E-300, Pentax K10D, Sony Alpha DSRL-A100) sono dotate di un sistema antipolvere che "scuote" la polvere dal sensore evitando il suo depositarsi. Ovviamente, però, la polvere all’interno della macchina ci rimane, ed è sempre pronta a tornare sul sensore... Vedi anche pulizia del sensore.
porta

Tipo di collegamento tra la fotocamera digitale e il computer. La porta può essere seriale, USB, FireWire, ad infrarossi, Bluetooth, eccetera. La più diffussa delle porte per connettere la fotocamera al computer è la USB, veloce e di facile utilizzo. Normalmente è comunque preferibile scaricare le immagini sul computer utilizzando un apposito lettore di memory card: il download dei files risulta più rapido.
posa B

Vedi Bulb
posterizzazione

Artefatto digitale che compare nelle immagini elaborate in maniera molto profonda e che ne compromette la qualità complessiva. La posterizzazione si manifesta nella mancanza di transizioni morbide e fluide da un colore all’altro e nella comparsa di pixel di colori errati ben visibili. In un’immagine posterizzata alcune informazioni della gamma tonale o della gamma dinamica sono andate completamente perse a causa delle regolazioni spinte dei livelli, delle curve, della saturazione , ecc., e quindi le transizioni di sfumature (nei colori o nelle tonalità di bianco e nero) non sono graduali ma brusche e molto "artificiali". Per verificare la presenza di posterizzazione in un’immagine digitale è molto utile osservare gli istogrammi.
PPI

Significa "Pixel Per Inch", pixel per pollice. Misura della quantità di pixel presenti su una linea lunga un pollice (ossia 2,54 cm). Si utilizzano i PPI per definire la qualità di un’immagine visualizzata su un monitor o da un proiettore digitale: maggiore è il numero dei pixel, maggiore è il dettaglio e la qualità di immagine complessivamente ripodotta dal monitor o dal proiettore digitale. Un’immagine fotografica visualizzata su schermo ha una risoluzione di 72 o 96ppi, a seconda della dimensione del monitor e del numero dei pixel che il computer invia al monitor tramite la scheda video; per una buona stampa sono invece necessari 300dpi.
primo piano

Tipo di inquadratura che cattura, nei ritratti, l’immagine del volto e a volte di parte del collo. Il termine si utilizza anche per indicare gli oggetti posti tra la fotocamera e lo sfondo (o secondo piano).
priorità di diaframma (esposizione a)

Automatismo dell’esposizione (indicato anche con la sigla AV o AP e disponibile solo sulle fotocamere dotate di otturatore a controllo elettronico dei tempi) che permette di impostare un dato valore di diaframma e lasciare all’esposimetro della fotocamera il compito di calcolare il tempo di esposizione più appropriato. Lavorando con questo automatismo è possibile controllare la profondità di campo.
priorità di tempo (esposizione a)

Automatismo dell’esposizione (indicato anche con la sigla TV o SP e disponibile solo sulle fotocamere dotate di otturatore a controllo elettronico dei tempi) che permette di impostare un dato valore di tempo di esposizione e lasciare all’esposimetro della fotocamera il compito di calcolare il diaframma più appropriato. Lavorando con questo automatismo è possibile controllare il congelamento dell’immagine o al contrario l’impressione dello scorrere dell’azione.
profondità di campo

Zona che risulta nitida davanti e dietro al piano di esatta messa a fuoco. È inversamente proporzionale all’ampiezza del fascio di luce catturato dall’obiettivo, quindi più chiuso è il diaframma, maggiore è la profondità di campo. Diaframmi molto aperti consentono di sfruttare l’effetto della profondità di campo per porre in maggior risalto il soggetto in primo piano, lasciando sfocato lo sfondo. Sulle fotocamere digitali compatte, che hanno tutte obiettivi abbastanza stretti, non è un effetto molto evidente.
profondità colore

Definisce il numero di sfumature di colore che un sensore (di una fotocamera o uno scanner) è in grado di registrare. E espressa in bit: 1 bit equivale a due tonalità (e quindi il punto può essere soltanto o bianco o nero), mentre con 2 bit si hanno quattro diverse combinazioni: bianco, nero e due tonalità di grigio. La profondità in bit di un monitor è invece il numero di colori visualizzati dal monitor e viene impostata come preferenza del sistema operativo; le opzioni più comuni sono: 256 colori (8 bit), migliaia di colori (16 bit) o milioni di colori (32 bit). Una rappresentazione realistica dei colori si può ottenere con una profondità colore di 8 bit per colore primario, ossia una profondità colore complessiva di 24 bit.
pulizia del sensore

Pulire il sensore di una fotocamera è un’operazione delicata che molti fotografi svolgono regolarmente e che tutti i possessori di una reflex dovrebbero, prima o poi, imparare a compiere. La pulizia consiste essenzialmente nella rimozione dei micro granelli di polvere e dei piccoli peletti depositati sopra il sensore. Queste micro particelle entrano nella fotocamera soprattutto durante il cambio delle ottiche e possono creare delle piccole, odiosissime, macchioline scure sulle immagini scattate.
Operazione preliminare alla pulizia del sensore è... scoprire se serve! Infatti, a meno che le particelle non siano dei micro-macigni, non è sempre facile individuarle e a volte la polvere è impressa anche su foto all’apparenza pulite. Un metodo sicuro per stanare la polvere sul sensore è scattare una foto ad un soggetto luminoso e uniforme (un cielo terso e senza nuvole va benissimo) con la focale più lunga e chiudendo al massimo il diaframma: in questo modo è possibile individuare tutti lo sporco attaccato al sensore. Se al posto del cielo vedi una bella pelliccia di dalmata, è il momento dell’operazione antipolvere.
L’operazione richiede una ventina di minuti, un po’ di pratica e un ambiente pulito e privo di spifferi (potrebbero sollevare nuova polvere). è buona norma lavarsi mani, braccia e faccia prima di iniziare, in modo da evitare di far cadere sul sensore cellule morte di pelle, capelli, peletti o altro; indossare guanti di lattice monouso è altrettanto consigliabile. Ora che sei più professionale di un chirurgo in sala operatoria, leva l’obiettivo, fai alzare lo specchietto (in tutte le reflex c’è una funzione apposita) e inizia a soffiar via i corpuscoli più grossi con una apposita pompetta. Le migliori pompette sono...quelle per clisteri! Ebbene sì. Anche se il tuo intestino sta benissimo, entra in farmacia compra una pompetta rossa e risparmia soldi in altre attrezzature. Evita di toccare il sensore con pennellini o qualsiasi altro oggetto al di fuori di quello che leggerai tra poco. Durante questa operazione di soffiaggio fai attenzione a non toccare mai le parti interne alla fotocamera, tienila ben salda con una mano e capovolta a testa in giù, come se dovessi fotografare il pavimento (in questo modo la polvere soffiata cade a terra e non continua a veleggiare pericolosamente nell’aria attorno). Terminato il soffiaggio, che asporta molta ma non tutta la sporcizia, è il momento della pulizia vera e propria. Per effettuarla occorrono due cose: una o più "spatoline" e un liquido specifico per la pulizia. Trovi tutto in un negozio specializzato. Occorre una spatolina delle esatte dimensioni del sensore (le dimensioni in mm sono indicate nel libretto della fotocamera); evita il fai-da-te creando una spatolina con ad esempio una scheda telefonica ritagliata: graffiare un sensore per non spendere pochi euro non è geniale. Le spatoline in plastica morbida pronte all’uso sono avvolte in un piccolo panno sintetico non abrasivo, privo di elementi contaminanti, soffice ed assorbente (anche qui: evita dei sostituti economici tipo la carta di riso) e le migliori sono confezionate una ad una in maniera pressoché sterile. Il liquido di pulizia è generalmente una soluzione ad alta concentrazione di metanolo, dall’evaporazione (volatilità) velocissima, acquistabile anch’esso in un negozio specializzato. La procedura di pulizia si effettua in tre momenti: mettere due o quattro (non di più) gocce di liquido sul panno della spatolina, passare la spatolina sul sensore, attendere la completa evaporazione ed eventualmente ripassare. Il momento più delicato è chiaramente il passaggio della spatolina sul sensore. La pressione da esercitare è poca, per intendersi più o meno quella che si esercita con una matita su un foglio di carta, e il passaggio deve essere preciso: si parte da un lato del sensore (ad esempio il sinistro) e si arriva all’altro, non troppo rapidamente, dopodiché si cambia lato della spatolina e si ritorna indietro. Grazie a questa doppia passata (sempre con il lato pulito della spatolina), viene asportata la quasi totalità dello sporco. La spatolina non va riutilizzata. Completata questa operazione richiudi tutto e prova, scattando, a vedere se tutti i granelli se ne sono andati; diversamente ripeti l’operazione. Per uno sporco particolarmente ostinato possono essere necessarie anche due o tre spatoline (quindi quattro o sei passate). Dopo i giustificati timori della "prima volta", ti accorgerai che non è così difficile e che il sensore di una fotocamera (ricoperto e protetto dal filtro low-pass o anti aliasing) non può graffiarsi se utilizzi gli strumenti adeguati!
In alternativa alla pulizia casalinga, si può portare la fotocamera in un centro appositamente attrezzato, ma con molta meno soddisfazione e un po’ di soldi.
glossario di fotografia digitale a cura di fotoritoccoprofessionale.it
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