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macro fotografia

Insieme delle regole e tecniche specifiche utilizzate per fotografare soggetti a breve distanza, al fine di ottenere un rapporto di riproduzione almeno pari a 1:2 o 1:1, cioè una dimensione sulla superficie del sensore grande la metà o quanto il soggetto. Uno degli aspetti più complessi da gestire nella macrofotografia è la scarsissima profondità di campo, spesso di pochi millimetri. Molte fotocamere compatte sono dotate di una apposita modalità macro, ma fondamentali sono gli obiettivi macro e i flash anulari dedicati a questa particolare tecnica fotografica.
mAh

No, non è un espressione di dubbio... Milliampère per ora: unità di misura della capacità delle batterie. All’aumentare di questo valore aumenta la capacità della batteria di fornire energia.
mascheratura

Vedi bruciatura.
megabyte (MB)

Unità di misura della capacità di memorizzazione dei dati. Equivale circa ad un milione di bytes (1024 kilobytes, da cui megabyte), corrispondendo un byte (carattere) ad otto bit (binary digit, ossia cifra binaria, l’unità di misura del sistema di numerazione binario).
memory card

Supporto di memoria rimovibile su cui le immagini vengono memorizzate nelle fotocamere digitali. È l’equivalente della pellicola nelle fotocamere analogiche. Uno degli standard più diffusi tra le schede di memoria è CompactFlash. Un altro standard è SmartMedia: di dimesioni simili alle CompactFlash, queste schede di memoria sono sensibilmente più lente. Esistono anche standard proprietari, come le schede MemoryStick (standard brevettato dalla Sony).
megapixel (MP)

Significa "1 Milione di Pixel" e caratterizza la risoluzione propria di un sensore CCD o CMOS. I MegaPixel sono normalmente usati per misurare la potenza dei sensori, ma in realtà sono un indicatore solo approssimativo della qualità finale dell’immagine, dal momento che essa dipende anche dal funzionamento del sensore stesso, dalla conversione A/D e dalla disposizione dei Pixel sensibili ai vari colori sul filtro posto sul sensore. Senza contare la qualità degli obiettivi utilizzati e...la bravura del fotografo! A parità di MegaPixel, comunque, le reflex consentono ingrandimenti maggiori grazie alla maggior qualità complessiva dell’immagine generata. Per avere buoni risultati in stampa, è consigliabile scegliere una fotocamera da almeno 6 MP, che permette di ottenere stampe discrete fino al formato 30x45cm. MegaPixel e dimensioni massime consigliate per una stampa a 300 dpi: 4 MP = 19x24cm; 5 MP = 21x16cm; 6 MP = 30x45cm; 8 MP = 30x45cm; 11 MP = 40x60cm;
messa a fuoco

Per messa a fuoco si intende comunemente l’operazione con la quale si varia la distanza fra l’obiettivo e il piano del sensore (o della pellicola) per rendere nitidi i contorni di oggetti posti a varie distanze dalla fotocamera. Se la messa a fuoco non è corretta, il soggetto della foto appare sfuocato. Più lontano è l’obiettivo dal piano del sensore (o della pellicola) e più vicini all’apparecchio si trovano gli oggetti a fuoco. L’operazione di messa a fuoco può essere manuale (M o MF) o automatica (A, o AF, ossia autofocus); alcuni obiettivi consentono anche una messa a fuoco manuale permanente, ossia la messa a fuoco manuale in modalità AF (è cioè possibile regolare manualmente la messa a fuoco non appena è completata quella automatica, senza doverla selezionare). Con il termine messa a fuoco si può anche indicare il sistema meccanico attraverso il quale viene materialmente compiuto lo spostamento delle lenti. In questo senso si distinguono i sistemi di messa a fuoco "all-group" (tutti i gruppi di lenti sono spostati insieme lungo l’asse ottico) o "front-group" (si muove solo il gruppo frontale). Entrambi questi sistemi necessitano di una maggiore potenza da parte del meccanismo del drive, e riducono di fatto le velocità di messa a fuoco automatica. Con i sistemi di messa a fuoco interna (il gruppo di messa a fuoco è posto tra la lente frontale e il diaframma) o posteriore (il gruppo è dietro il diaframma) è invece possibile effettuare messe a fuoco più rapide, nonché ridurre le distanze minime di messa a fuoco e ottenere obiettivi più compatti. Gli obiettivi che adottano questi ultimi due sistemi di messa a fuoco sono infine anche più semplici da gestire perché non modificano la lunghezza focale durante la messa a fuoco e, dato che la loro lente frontale non ruota, possono facilitare l’utilizzo dei filtri polarizzatori.
microdrive

Supporto di memorizzazione brevettato dall’IBM e compatibile con lo standard CompactFlash II.
mirino

Dispositivo che permette di scegliere e comporre l’inquadratura, isolando la porzione della realtà che si vuole inserire in fotografia. Esistono varie tipologie di mirino: il mirino ottico o mirino galileiano (composto da due lenti all’interno di una finestrella vicino l’obiettivo; nitido, luminoso ed economico, il mirino galileiano riproduce in maniera piuttosto approsimativa la scena che sarà memorizzata), il mirino a pozzetto (nel quale l’immagine viene riflessa da uno specchio a 45° verso un vetro smerigliato posizionato sopra la fotocamera), mirino reflex a pentaprisma (che riceve l’immagine direttamente dall’obiettivo, anche qui riflessa da uno specchio a 45° verso il pentaprisma che la orienta correttamente; durante lo scatto lo specchio si alza verso il pentaprisma permettendo il passaggio della luce, oscurando al contempo il mirino; rispetto al mirino ottico, riesce a mostrare con maggiore precisione l’immagine che verrà memorizzata), mirino digitale (display LCD, generalmente tipico delle compatte, che visualizza in tempo reale l'immagine acquisita). In genere, all’interno del mirino si trovano anche gli strumenti per valutare la messa a fuoco e l’esposizione del soggetto. Nel mirino galileano si trova il telemetro, mentre nel mirino a pozzetto e nel mirino reflex a pentaprisma è possibile trovare lo stigmometro, la corona di microprismi e l’esposimetro.
misurazione esposimetrica

Misura della quantità di luce che raggiunge la scena o il oggetto ripreso al fine determinare la corretta esposizione. I sistemi per effettuare la misurazione esposimetrica sono diversi. Misurazione multizona o Digital ESP (Digital Electro-Selective Pattern): sistema esposimetrico selettivo multizona che analizza la distribuzione e i livelli di luminosità. Misurazione media con prevalenza al centro, adatto per soggetti con distribuzione omogenea del contrasto. Misurazione spot, che effettua la lettura in una zona ristretta al centro del fotogramma (utile ad esempio nelle riprese in controluce o per i ritratti). Misurazione multi-spot, grazie al quale è possibile effettuare letture su più punti definibili a piacere (la fotocamera si occupa di ricalcolare l’esposizione media dopo ogni lettura).
micromosso

Particolare categoria di mosso che deriva da lievi vibrazioni delle mani del fotografo o della fotocamera (come quelle provocate dal ribaltamento dello specchio nelle reflex) e che si nota su tutta la fotografia (mentre il mosso può essere causato anche dal movimento del soggetto inquadrato e quindi riguardare solo questo). Dipende dal tempo di esposizione ma anche dalla lunghezza focale: un teleobiettivo, infatti, accentua gli eventuali spostamenti della fotocamera, mentre con un grandangolo il micromosso sarà drasticamente ridotto. A volte il micromosso può essere confuso con un vero e proprio errore di messa a fuoco. Il difetto può essere prevenuto limitando le vibrazioni durante lo scatto avvalendosi, nelle reflex, del sollevamento preventivo dello specchio (operazione detta blocco dello specchio), di un monopiede o meglio di un treppiede e di uno scatto flessibile. Il mosso e il micromosso possono essere limitati anche utilizzando particolari obiettivi stabilizzati.
modalità macro

Particolarità costitutiva delle fotocamere digitali, relativa al rapporto gruppo ottico-sensore, che ottimizza la possibilità di mettere a fuoco soggetti molto vicini, ottenendo così un effetto di ingrandimento. I risultati ottenibili con questa modalità, tuttavia, non sono nemmeno paragonabili a quelli decisamente migliori della macrofotografia.
modalità manuale

Particolarità costitutiva delle fotocamere di livello medio alto che si rivolge a chi desidera intervenire creativamente o consapevolmente alla realizzazione di un’immagine. Con il controllo manuale dell’otturatore e del diaframma, ma anche degli altri parametri, il fotografo è in grado di riprendersi il controllo su ogni fattore che influenza la resa finale della foto, senza lasciare che la macchina decida per lui.
modalità notturna

Si utilizza in condizioni di scarsa luce. Con questa funzione presente in molte fotocamere, il diaframma si apre automaticamente al massimo per far entrare la maggior quantità di luce: in questo modo si ottiene il più rapido tempo di esposizione possibile, limitando il mosso.
moiré

Artefatto digitale che in certe condizioni si produce nelle aree di immagine dove si sovrappongono due o più strutture reticolari (linee verticali ed orizzontali). Le moiré possono essere visibili ad esempio quando si fotografa da vicino un tessuto la cui trama si interseca con la griglia della matrice colorata di fronte al sensore. È possibile ridurre questo difetto variando la direzione della luce oppure modificando leggermente l’inclinazione della fotocamera.
moltiplicatore di focale

Accessorio che montato fra il corpo macchina e l’obiettivo permette di aumentare la lunghezza focale di quest’ultimo da 1,4 a 2 volte. Ad esempio, un obiettivo da 200mm con un moltiplicatore 1.4x raggiunge una lunghezza focale effettiva di 280mm. Con un moltiplicatore 2x, questa lunghezza arriva a 400mm. I moltiplicatori tuttavia riducono in maniera più o meno importante la luminosità dell’obiettivo utilizzato.
monocromatica (immagine)

Immagine costituita da un solo colore, detto anche foreground (solitamente il bianco) sullo sfondo (background) nero. È anche possibile che l’unico colore sia frutto di un viraggio, quindi l’immagine in bianco e nero di partenza possa essere blu, gialla, eccetera.
monopiede

Supporto per apparecchi fotografici che aiuta a mantenere l’apparecchio stabile durante la ripresa. È costituito da una gamba ad allungamento telescopico e da una testa a snodo su cui viene avvitata la fotocamera. Per questa sua estrema semplicità risulta pratico e leggero da trasportare, ma decisamente meno efficace di un treppiede nel limitare il micromosso.
mosso

In inglese motion blur, è un difetto di nitidezza (simile ad una sfocatura o scia) che riguarda l’intera immagine o una sua parte (ad esempio il soggetto inquadrato) dovuto al movimento della fotocamera oppure al movimento dei soggetti inquadrati durante l’esposizione. Una particolare categoria di mosso è il micromosso. Quando non è un effetto ricercato e creativo (ad esempio per enfatizzare la velocità di un soggetto, tecnica del panning), il mosso è uno dei difetti peggiori della foto e molto difficilmente correggibile. Il mosso può dipendere dalla rapidità con la quale gli oggetti inquadrati si spostano, dal tempo di esposizione e dalla stabilità della fotocamera durante lo scatto. È quindi consigliabile l’utilizzo di un supporto stabile, come un treppiede, oppure l’utilizzo di tempi di esposizione brevi (anche se questo naturalmente costringe a ricercare un compromesso tra apertura del diaframma e tempo di esposizione che influenzerà a sua volta luminosità, contrasto e profondità di campo dell’immagine finale). Il mosso e il micromosso possono essere limitati anche utilizzando particolari obiettivi stabilizzati.
MTF (modulation transfert function)

Funzione di modulazione della frequenza. Sistema di valutazione della capacità di un obiettivo di "risolvere" il dettaglio, ossia di catturare una certa percentuale di informazioni. In sostanza si tratta di una rappresentazione grafica dei risultati di un test sul trasferimento della modulazione, eseguito in condizioni controllate e con appositi strumenti. La funzione di queste misurazioni è eliminare l’elemento soggettivo di giudizio. La curva MTF mostra sull’asse verticale la resa in base al contrasto e sull’asse orizzontale una serie di frequenze che aumentano per simulare la maggior finezza di dettaglio.
multicoated

Trattamento superficiale delle lenti di un obiettivo che ha lo scopo di ridurre i riflessi causati dalla luce su di esse incidente. Questo trattamento migliora la nitidezza complessiva dell’immagine, nonché la luminosità e la definizione. Le lenti multicoated vengono protette con strati antiriflesso ottenuti dall’evaporazione di metalli come lo zirconio e il magnesio, spessi 1/4 della lunghezza d’onda della radiazione che si vuole controllare.
glossario di fotografia digitale a cura di fotoritoccoprofessionale.it
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