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IF (internal focusing)

Fuoco interno. Obiettivi in cui la messa a fuoco avviene grazie allo spostamento interno del gruppo o dei gruppi di lenti, senza quindi modificare la lunghezza effettiva. In questo modo viene garantita una maggiore stabilità della messa a fuoco.
illuminatore AF

Fascio di luce (solitamente rosso) emesso da alcune fotocamere per assistere l’autofocus in condizioni di luce scarse. Grazie alla luce emessa dall’illuminatore, il normale sistema AF passivo (ad es. con metodo a rilevamento del contrasto / differenziale di fase) è in grado di determinare la corretta messa a fuoco anche in condizioni di buio quasi completo.
impugnare la fotocamera

Una corretta impugnatura della fotocamera è fondamentale per non rovinare l’immagine con errori banali e facili da evitare. Per limitare il mosso o il micromosso e avere sempre il pieno controllo dell’inquadratura, si deve fare in modo che mano, braccio e viso siano un tutt’uno con essa. Se si tratta di una compatta, piccola e leggera, è sempre meglio evitare di tenerla con una sola mano (le due mani ai lati della compatta offrono più stabilità) ed imparare a sfruttare ogni base solida di appoggio (ad esempio un mobile, un muretto o un palo della luce); attenzione poi ad errori da fotografi "neopatentati" come le dita o i capelli davanti all’obiettivo o ai vari sensori disposti nella parte frontale della compatta. Se si tratta di impugnare una reflex, il peso e le dimensioni non rappresentano un intralcio perché queste macchine di solito hanno anche un’ergonomia ben studiata. Si utilizzano sempre due mani: la destra brandisce l’impugnatura e sostiene la fotocamera (con il pollice e l’indice liberi per azionare le varie ghiere e i pulsanti di controllo e scatto), la mano sinistra invece sostiene la macchina dal basso, afferrando l’obiettivo (in questo modo si ha anche il controllo dello zoom e della messa a fuoco); in caso di ottiche più pesanti del normale (alcuni teleobiettivi superano tranquillamente i 3kg) si rende comunque necessario un approccio differente e molto saldo. Sia che si tratti di compatte, sia che si tratti di reflex, infine, una buona abitudine consiste nel divaricare leggermente le gambe e disporre un piede leggermente più avanzato dell’altro per avere sempre una buona stabilità. Per approfondire l’argomento, leggi il nostro articolo dedicato.
infinito

Quando un obiettivo si trova ad una distanza dal piano del sensore (o della pellicola) pari alla sua lunghezza focale si dice che è focalizzato sull’infinito: risultano cioè nitidi tutti gli oggetti che si trovano ad una notevole distanza dall’obiettivo.
infrarosso

In generale, le radiazioni infrarosse sono radiazioni invisibili all’occhio umano, superiori a 700mm. I sensori digitali sono molto sensibili a queste radiazioni: le fotocamere digitali sono dotate di un filtro, posizionato davanti al sensore, che elimina quasi completamente queste radiazioni. Con il termine infrarosso, nella sua accezione più comune, si individua una particolare pellicola che cattura anche la banda dei raggi infrarossi. Questo genera una colorazione molto insolita e creativa. L’infrarosso può essere anche in bianco e nero. Gli stessi effetti cromatici possono essere realizzati anche con le moderne fotocamere digitali, attraverso particolari procedure e regolazioni in fase di fotoritocco. Infine, alcune fotocamere digitali sono equipaggiate con un faretto agli infrarossi: esso viene utilizzato per illuminare la scena in caso di ambienti bui.
interpolazione

Calcolo di dati immagine ulteriori rispetto a quelli disponibili. L’interpolazione è il meccanismo attraverso il quale si può aumentare (ma anche ridurre) la risoluzione di un’immagine digitale aggiungendo dei Pixel sulla base di quelli esistenti. Il computer calcola una media dei valori dei Pixel adiacenti per inserirne di nuovi al fine di ingrandire l’immagine mantenendo una definizione accettabile. Ovviamente non è possibile spingere questa procedura oltre una certa soglia: la qualità del risultato dipende dalle informazioni presenti nell’immagine di partenza e dalla qualità dell’algoritmo usato. L’interpolazione viene inoltre utilizzata da tutte le fotocamere digitali per determinare i dati relativi al colore.
inquadratura

Porzione di realtà inquadrata e delimitata dall’obiettivo della fotocamera e controllata tramite il mirino (nelle reflex) o il display LCD (nelle compatte). Chi scatta fotografie ha un grande potere: può infatti decidere cosa mostrare e cosa invece escludere e lasciare "fuori campo", ossia all’esterno del campo visivo dell’osservatore. Esattamente come uno scrittore, il fotografo può scegliere quali "vocaboli" utilizzare per descrivere e rappresentare la realtà delle cose. È inoltre possibile, grazie al fotoritocco, intervenire in seguito sull’inquadratura ottenuta al fine di migliorarla tramite operazioni di cropping. Vedi anche la regola dei terzi.
IF (internal focusing)

Sistema di messa a fuoco di alcuni obiettivi che prevede uno spostamento delle lenti solo internamente. In questi sistemi il gruppo di messa a fuoco è posto tra la lente frontale e il diframma; ciò rende possibile effettuare messe a fuoco più rapide, nonché ridurre la distanza minima di messa a fuoco e ottenere obiettivi più compatti.
iperfocale

La profondità di campo di un obiettivo è molto piccola nella messa a fuoco di soggetti vicini, mentre aumenta mettendo a fuoco soggetti distanti. Per ogni apertura del diaframma esiste una distanza di messa a fuoco nota, detta iperfocale, che permette di avere l’immagine a fuoco dalla distanza minima per quella impostata, all’infinito. Conoscere l’iperfocale si rivela utile ad esempio in tutti i casi in cui si fotografa un soggetto in rapido movimento: impostando la messa a fuoco sulla base dell’iperfocale si ha la certezza che il soggetto rientri nella profondità di campo, e quindi sia a fuoco.
IS

Acronimo di Image Stabilizer, stabilizzatore d’immagine. Vedi Obiettivi stabilizzati.
iSAPS

Tecnologia sviluppata da Canon, questo acronimo significa intelligent Scene Analysis based on Photographic Space. In pratica, analizzando la distanza e la luminosità del soggetto, la lunghezza focale e l’orientamento orizzontale/verticale della fotocamera, il sistema iSAPS di Canon ricava un profilo del soggetto e lo compara alle proprietà dei soggetti tipici archiviati nel database dalla fotocamera. Sulla base di queste informazioni, la fotocamera adatta quindi i parametri di ripresa (es. esposizione, bilanciamento del bianco, ecc.) alle circostanze.
ISO

Significa "International Organization for Standardization", Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione. Semplificando, il termine ISO, derivante dalla fotografia tradizionale (il sistema ISO riunisce infatti i precedenti sistemi ASA/DIN), indica la sensibilità alla luce di un sensore. Più alto è il valore ISO impostato, più facilmente è possibile scattare con luce scarsa, ma più alto sarà anche il rumore digitale creato, ossia la granulosità della foto (è quindi preferibile, se possibile, aumentare il tempo di posa). In realtà la regolazione degli ISO non aumenta né diminuisce la "sensibilità" del sensore. Infatti, diversamente da quello che avviene nelle reflex a pellicola, dove cambiando la pellicola si può variarne la sensibilità alla luce, nei sistemi fotografici digitali un determinato sensore ha una determinata, immodificabile, sensibilità alla luce, legata soprattutto alle caratteristiche costruttive dei fotodiodi che lo compongono. Impostando gli ISO su valori più alti (normalmente la scala ISO varia da 100 fino a 3200) è possibile applicare un’amplificazione al segnale registrato dal sensore al fine di avere un diverso rapporto fra l’esposizione alla luce e la luminosità definitiva dell’immagine risultante.
istogramma

È il grafico della luminosità di un’immagine che permette di valutarne (immediatamente al momento dello scatto oppure in fase di postproduzione) la corretta esposizione e altri importanti parametri. È composto da due assi cartesiani x e y: sull’asse x ci sono i valori che vanno dal bianco al nero, passando dai grigi, mentre sull’asse y il numero di pixel caratterizzati da una determinata luminosità. Se ci saranno molti pixel accorpati nella parte sinistra dell’asse x, l’immagine sarà sottoesposta, al contrario sarà sovraesposta. In sostanza, quindi, l’istogramma mostra i particolari dell’immagine contenuti nelle ombre, nei mezzitoni e nelle luci (rispettivamente a sinistra, al centro e a destra dell’istogramma), al fine di facilitare una buona correzione.
glossario di fotografia digitale a cura di fotoritoccoprofessionale.it
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