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camera chiara

Termine che si diffonde con l’avvento della fotografia digitale per indicare l’insieme dei procedimenti e delle tecniche di "sviluppo" che le immagini digitali subiscono in seguito allo scatto. La fortunata locuzione viene presa in prestito dal titolo di un famosissimo saggio sulla fotografia, La chambre claire, del critico francese Roland Barthes (Paris, 1980) e si pone in contrapposizione ed estensione del concetto classico di "Camera oscura". Se in Camera oscura le immagini vengono trattate sulla base di procedimenti chimici, nella nuova Camera chiara i files digitali "vengono alla luce" (di uno schermo) attraverso le tecnologie informatiche messe a disposizione dai programmi di editing digitale. Molto è cambiato, le tecniche si sono evolute, ma conoscere i principi fondamentali della Camera oscura si rivela imprescindibile anche nell’utilizzo delle infinite potenzialità della Camera chiara.
cavalletto

Vedi Treppiede)
cavo sincro

Cavo con attacco standardizzato per collegare flash da studio o flash compatti di vecchia generazione ad una fotocamera. Il cavo trasmette soltanto il comando di emissione del lampo, al contrario del controllo TTL dove servono contatti aggiuntivi per trasmettere anche i segnali di controllo dell’esposizione. La presa di sincronizzazione (PC) cui collegare il cavo sincro è presente soprattutto nelle reflex professionali.
CCD

Significa "Charged Coupled Device", dispositivo ad accoppiamento di carica. È composto da milioni di piccoli sensori Pixel (Megapixel). Maggiore è il loro numero e la loro dimensione, più dettagliata sarà la foto (ma non necessariamente di qualità migliore, a parità di grandezza del sensore). Generalmente il CCD, rispetto al CMOS, gode di una maggiore riduzione del rumore digitale (disturbo) ma soffre di una maggiore lentezza operativa e di un più intenso consumo di energia.
circoli di confusione

Puntini di luce disposti a circolo sull’immagine. Più la loro dimensione è ridotta, tanto più la foto è nitida. Man mano che la dimensione dei circoli cresce, perché la posizione del soggetto è più distante dal piano di messa a fuoco, il risultato è un dettaglio maggiormente sfumato. Tra i parametri che influenzano i valori dei circoli di confusione c’è il fattore di ingrandimento e anche la distanza di visione.
clipping

Termine che indica la presenza, in alcune zone dell’immagine, di pixel completamente neri (in caso di immagine sottoesposta) o completamente bianchi (immagine sovraesposta) ed in entrambi i casi privi di informazioni utili. Il clipping può essere più o meno esteso a seconda dell’esposizione dell’immagine e viene visualizzato negli istogrammi generati dalla fotocamera subito dopo lo scatto oppure elaborati dai programmi di fotoritocco. Il clipping viene rappresentato negli istogrammi attraverso la porzione posta all’estrema destra o all’estrema sinistra del grafico.
CMOS

Significa "Complimentary Metal-Oxide Semiconductor", semiconduttore a ossido di metallo complementare. Anch’esso, come il CCD, è costituito da milioni di Pixel (Megapixel), ma interlacciati tra loro con una architettura diversa. Questo fa si che il CMOS sia generalmente meno efficace nella riduzione dei disturbi creati dal flusso della corrente, ma anche più veloce e dai consumi più ridotti rispetto ai sensori CCD.
CMYK (quadricromia)

Significa "Cyan, Magenta, Yellow, blacK" ed indica i colori primari sottrattivi (o complementari) che caratterizzano la cosiddetta quadricromia: ciano, magenta, giallo e nero. Questo viene indicato con la lettera K (blacK) per evitare possibili confusioni con il blu, B. Sistema molto usato nella stampa delle riviste e della maggior parte degli stampati, superato dall’esacromia e dalla ettacromia.
colori complementari

Sono i tre colori che vengono generati dalla combinazione dei colori primari (rosso, verde e blu), uniti fra loro a coppie: rosso e verde generano il giallo, rosso e blu generano il magenta, verde e blu generano il ciano. Unendo i tre colori complementari si ottiene il nero.
colorimetro

Strumento in grado di misurare l’assorbimento della luce visibile da parte di soluzioni colorate, determinando l’intensità di colore (chroma e luminosità).
colori primari

Vedi RGB.
coma

Aberrazione ottica che causa la riproduzione diseguale e asimmetrica di un punto lontano dall’asse ottico, con una coda simile a quella di una cometa. Come l’aberrazione astigmatica anche il coma si può attenuare chiudendo il diaframma.
compact flash

Standard molto diffuso tra le memorie flash ed utilizzato da molte reflex digitali. Sviluppate da SanDisk a partire dal 1994, queste schede di memoria hanno una dimensione di 43x36mm ed uno spessore di 3,3mm. La capacità di memorizzazione è variabile e può tranquillamente superare i 200MB. Chiaramente, il numero di immagini memorizzabili su una scheda CF varia in funzione della sua capacità, della risoluzione delle immagini e del formato di registrazione (un file RAW richiede molto più spazio di un jpeg compresso). Le CF II sono poco più spesse (5mm), ma di capacità superiore alle CF. Tutte le apparecchiature che mostrano il simbolo CF dentro un rombo rosso sono compatibili con questo supporto di memorizzazione.
compatte (fotocamere)

Macchine fotografiche molto diffuse caratterizzate dalle piccole dimensioni, dalla estrema semplicità di utilizzo nonché dal prezzo solitamente contenuto. Sono ideali per chi non desidera complicazioni e vuole semplicemente catturare immagini, lasciando fare tutto alla macchina. Questa praticità, sicuramente invidiabile nelle situazioni più comuni, rappresenta tuttavia un limite al controllo sull’immagine finale: le compatte, infatti, nella maggior parte dei casi, non permettono la messa a fuoco o l’esposizione manuale né l’esposizione a priorità di diaframma o di tempo (otturatore); dispongono inoltre di un unico obiettivo (non intercambiabile) spesso di qualità non eccellente, soprattutto a causa delle sue dimensioni e del ridotto numero di lenti che lo compongono. Il sensore delle compatte, inoltre, anche se può raggiungere un elevato numero di Megapixel, a causa delle sue dimensioni ridotte (e quindi delle ridottissime dimensioni dei fotodiodi che lo compongono) non è in grado di produrre sempre immagini di qualità soddisfacente: il primo problema è la riduzione della gamma dinamica, il secondo è che si crea un maggiore rumore digitale, soprattutto ad alte impostazioni iso. Spesso, comunque, ci si può accontentare di avere dei bei ricordi senza pretendere la perfezione tecnica. Le esigenze del fotoamatore o del fotografo professionista saranno meglio soddisfatte dalle fotocamere reflex.
compensazione dell’esposizione

Correzione manuale del valore automatico impostato dall’esposimetro al fine di ottenere un’esposizione corretta in situazioni di ripresa difficili. L’esposimetro di ogni macchina fa il suo meglio per scegliere le migliori regolazioni, ma spesso un piccolo intervento umano aiuta a migliorare l’immagine finale. Tutti i sistemi di misurazione della luce hanno infatti delle limitazioni, sia a causa della loro modalità di misurazione, sia perché certe situazioni di ripresa (come ad esempio la neve, soggetti con forti aree bianche o in controluce) possono facilmente falsare la misurazione producendo delle immagini sotto o sovraesposte. Attraverso la compensazione dell’esposizione, ossia la modifica della quantità di luce che riceverà il sensore, è possibile rimediare a tali errori; l’unità di misura usata per misurare questa compensazione é l’EV (Exposure Value).
compressione (file)

Operazione che riduce le dimensioni di un file, con una più o meno elevata perdita di informazioni. I file in formato bmp, gif, jpeg, mpeg e tiff sono compressi attraverso un algoritmo apposito, che ne riduce le dimensioni (e quindi il "peso"). Esistono due tipi di compressione: con perdita di qualità (che elimina minuscoli dettagli, normalmente non percepiti dal cervello umano, come avviene per i jpeg), e senza perdita di qualità o lossless (dove il grado di compressione è molto scarso ed i file rimangono comunque molto pesanti, come ad esempio i tiff). Nel caso dei file tiff e gif si parla di compressione LZW, tipo di compressione che utilizza un algoritmo simile a quello del formato zip lasciando appunto i colori inalterati. Per i formati bmp si utilizza invece la compressione RLE (tranne che in caso di immagini a 24 bit), meno efficace della compressione LZW perchè assembla solo pixel dello stesso colore e non comprime gruppi di pixel di colori diversi. La compressione dei file di immagine non è sempre necessaria, ma si rivela fondamentale ad esempio per la loro pubblicazione online (per non rallentare la navigazione) oppure utile per ridurre lo spazio di memoria da essi occupato. È però bene tenere presente che un file compresso, in mancanza di una sua copia non compressa, ha perso per sempre una determinata quantità di informazioni.
contrasto

Misura della differenza di luminanza tra le parti più chiare e più scure dell’immagine. Se questa differenza aumenta, i valori più luminosi tendono al valore massimo (corrispondente al bianco, ossia il 255 nell’RGB) e i valori più scuri tendono al valore minimo (corrispondente al nero, ossia lo 0). Immagini con un contrasto eccessivo tendono ad avere solamente aree bianche e nere, mentre immagini con contrasto troppo basso si presentano tendenti al grigio. Il contrasto corretto non esiste in astratto, dipende dalla fotografia che si vuole ottenere. In genere, un contrasto ottimale comporta transizioni meno marcate dai toni più scuri a quelli più chiari in modo che l’immagine preservi meglio la sua leggibilità dei dettagli. Assieme alla luminosità, alla tonalità e alla saturazione contribuisce alla resa finale dell’immagine.
conversione

Nella fotografia digitale, trasformazione di un file d’immagine da un formato (ad es. tiff, jpeg, gif) ad un altro.
convertitore AD

Meccanismo con cui la fotocamera trasforma le immagini analogiche (quello che vediamo e fotografiamo) catturate dal sensore in dati numerici (digitali) affinché possano essere viste dal computer con il linguaggio binario 0/1. La capacità di traduzione del convertitore è espressa in bit: maggiore è il loro numero, maggiore sarà il numero delle sfumature di luce. Ogni Pixel può arrivare a 12 bit (4096 livelli di luminosità diversi) e anche oltre.
contatto caldo

Contatto elettrico situato sulla sommità del pentaprisma delle fotocamere reflex, all’interno della slitta metallica per collegare gli accessori alla fotocamera. Il contatto caldo viene utilizzato per la sincronizzazione del flash esterno.
controluce

Fonte di luce posta frontalmente alla fotocamera, come ad esempio un tramonto. In questa situazione, il soggetto ripreso può trovarsi (come nel backlighting) tra la fonte luminosa e la fotocamera e quindi apparire con i tratti non visibili ma solo in silhouette.
correzione della gamma

Operazione analoga alla calibrazione del colore, diretta a rendere visibile il maggior numero di dettagli possibile di un’immagine, correggendone contemporaneamente luminosità e contrasto.
crop (o ritaglio)

Il crop (o cropping) consiste nel taglio, in fase di fotoritocco, dell’inquadratura ottenuta per eliminarne dei particolari o correggere la posizione (e l’impatto) dei soggetti inquadrati.
curvatura di campo

Aberrazione ottica dovuta al fatto che l’immagine di un oggetto piano, perpendicolare all’asse ottico, si forma comunque su una superficie curva (la lente). Meno evidente se si utilizzano lenti asferiche.
custodia

Difendere il proprio kit fotografico da graffi, polvere e urti è molto importante, ma sono pochi i produttori che forniscono assieme alla fotocamera anche una custodia a lei dedicata. Fortunatamente esistono molti modelli di custodie, di vari materiali, forme e grandezze, che è possibile acquistare per difendere la tua preziosa macchina fotografica. Scegli il giusto compromesso tra numero di accessori trasportabili e praticità: non sempre devi portarti dietro un set fotografico!
glossario di fotografia digitale a cura di fotoritoccoprofessionale.it
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