MEGLIO RAW O JPEG?
pregi, difetti e differenze dei due formati

· il processo di creazione di un’immagine digitale
· le meravigliose caratteristiche di un file raw
1 _ profondità in bit
2 _ imparzialità del contenuto
3 _ flessibilità e controllo delle regolazioni

· le meravigliose caratteristiche di un file jpeg
1 _ dimensioni contenute
2 _ più spazio e velocità a disposizione
3 _ pronti all’uso

· le seccature del raw
1 _ le dimensioni
2 _ richiedono la conversione

· le seccature del jpeg
1 _ riduzione della qualità dell’immagine
2 _ comparsa di artefatti

· allora è meglio scattare in raw o in jpeg?
Il processo di creazione di un’immagine digitale

Il tema è uno di quelli caldi: "meglio scattare in raw oppure in jpeg"? Prima però di comprendere cos’è esattamente il formato raw e di esaminare nel dettaglio le differenze tra un file raw e un file jpeg, occorre avere chiaro il funzionamento della fotocamera digitale e il procedimento che genera quella che siamo soliti chiamare "fotografia". Niente di eccessivamente tecnico: quello che segue è un ripasso rapido e... imprescindibile!

Che le fotocamere digitali generino file anziché porzioni impressionate di pellicola non dovrebbe essere un mistero, ma non sempre si conosce esattamente come viene generato un file d’immagine. Il procedimento di creazione dell’immagine digitale è un argomento meno evidente che però è alla base delle differenze tra un file raw e un file jpeg. Chiariamolo una volta per tutte.

Il vero cuore di ogni fotocamera (reflex o compatta) è il sensore, sia esso CCD oppure CMOS. Il sensore svolge lo stesso compito in formato digitale della pellicola: registrare la luce che attraversa l’obiettivo della fotocamera durante l’esposizione. Per eseguire questa funzione, il sensore è composto da milioni di fotodiodi: microscopici componenti in grado di catturare la luce (fotoni) sotto forma di cariche elettriche.

L’accuratezza di questa rappresentazione dipende chiaramente dalla fotocamera e dalla profondità in bit di cui è capace. La maggior parte delle moderne reflex digitali può infatti registrare file d’immagine a 12 o 14 bit per canale. Questo in sostanza significa che se la macchina registra a 12 bit per canale ogni canale supporta 4.096 livelli di luminosità (2 elevato alla dodicesima), se registra a 14 bit ne supporta 16.384 (2 elevato alla quattordicesima). Parlando in termini di colori, questo significa circa 68 miliardi di colori nel caso di informazioni a 12 bit e circa 4,3 triliardi di colori in caso di informazioni a 14 bit.

Ok, ok, troppi numeri. Era solo per dare una proporzione, ci torneremo sopra più avanti.

Sorpresa. Quello che i fotodiodi proprio non fanno è catturare anche i valori relativi ...ai colori. Com’è possibile?! Semplicemente tutti i fotodiodi (ad eccezione dei sensori prodotti da Foveon che catturano tutti e tre i valori di colore per ciascun pixel) registrano solo dei valori di intensità delle cariche elettriche. Quando un sensore registra la scena inquadrata non "vede" i suoi colori: memorizza l’intensità della luce captata da ogni singolo fotodiodo. Per poter registrare le informazioni sui colori, vengono generalmente posti davanti ai fotodiodi degli speciali filtri (detti filtri di Bayer o Matrice Bayer) che permettono ai fotodiodi di registrare solo la luce in specifici intervalli di lunghezze d’onda; in questo modo alcuni fotodiodi leggono solo la luce verde (50%), altri solo la luce rossa (25%) e altri ancora solo la luce blu (25%). Il perchè della predominanza del verde è semplice: è il colore al quale l’occhio umano è più sensibile. Il risultato delle informazioni così raccolte dal sensore non è quindi una "immagine fotografica" ma le informazioni (a 12 o 14 bit) necessarie per assemblarla: il processore della fotocamera, usando i valori dei fotodiodi vicini, con un complesso algoritmo calcola per ciascun fotodiodo anche gli altri valori che questo non ha registrato. In questo modo il segnale elettrico analogico viene tradotto in una rappresentazione digitale (a colori) della realtà.

Questo è - semplificando - il funzionamento di una fotocamera digitale. Ora è possibile fare un ulteriore passaggio e introdurre i due protagonisti: il raw e il jpeg (o jpg). Una volta ottenute le informazioni necessarie per generare l’immagine digitale, il percorso di creazione del file si divide, a seconda che si scelga il salvataggio in formato raw oppure jpeg. Nel primo caso, infatti, la fotocamera genera un file di dati contenente tutti i voltaggi misurati dal sensore, mentre nel secondo caso genera già un’immagine digitale vera e propria, pronta all’uso.

È già ora evidente, quindi, che le "immagini" catturate in formato raw in realtà non assomigliano per niente a delle immagini ma sono file contenenti una serie di dati e per questo richiedono qualche passaggio supplementare rispetto ai file jpeg prima di essere visualizzati. Se si decide di salvare i propri scatti in formato raw, infatti, per ottenere un’immagine fotografica visibile e utilizzabile è necessario convertire in altri formati di immagine i dati registrati in raw dal sensore, utilizzando software appositi. Tutto questo avviene dopo lo scatto e al di fuori della macchina. Nel caso dei jpeg, invece, il sensore della fotocamera cattura sempre un raw ma il processore della fotocamera provvede a convertirlo all’istante - e irreversibilmente - in un file jpeg.

Una piccola parentesi. Quando si scatta in formato raw, le anteprime generate immediatamente dopo lo scatto e visualizzate sul monitor LCD della fotocamera sono in realtà delle istantanee e temporanee conversioni in formato jpeg dei dati raw catturati dal sensore.
Le meravigliose caratteristiche di un file raw

1 _ profondità in bit. Vi ricordate quando poco sopra accennavamo alla profondità in bit? Ebbene, se scattando abbiamo generato un file raw, quando lo carichiamo in un programma di conversione raw e lo salviamo in un altro formato (ad esempio tiff) possiamo decidere di esportarlo fino a 16 bit per canale. Se invece abbiamo deciso di generare con lo scatto un file in formato jpg questo sarà creato automaticamente dal software della macchina (partendo sempre da una cattura raw) a 8 bit di profondità, ossia a 256 livelli di luminosità per canale, cioè poco più di 16,7 milioni di colori. Il formato jpg, infatti, come vedremo meglio in seguito, è un formato compresso.

Questi numeri potrebbero all’atto pratico non significare nulla, ma servono comunque ad avere un’idea della differenza delle informazioni catturabili con le diverse profondità in bit.

Qual è il vantaggio di avere una maggiore profondità in bit? Avere a disposizione un file ricco di informazioni è molto utile quando l’immagine richiede regolazioni particolarmente profonde e complesse. Una grande profondità in bit permette di intervenire notevolmente sull’immagine senza incappare nella posterizzazione, ossia nella mancanza di una transazione morbida di colori e toni che compromette la qualità complessiva dell’immagine.

2 _ imparzialità del contenuto. Raw in inglese significa "allo stato grezzo". Significa che il raw contiene tutti i dati provenienti dal sensore, senza esclusioni, senza cioè nessuna compressione. Il file raw racchiude anche le impostazioni della macchina (ad esempio contrasto, saturazione, temperatura colore, nitidezza, ecc.): per ogni raw infatti la fotocamera crea un file di intestazione contenente le impostazioni della macchina, ma la cosa importante è che questi parametri non cambiano l’immagine essendo delle pure istruzioni allegate ai dati del file grezzo. Con lo stesso principio vengono salvati anche i meta-dati, ossia i dati EXIF relativi alle impostazioni di scatto (ad esempio l’apertura del diaframma utilizzata, la lunghezza focale, eccetera).

Per questo motivo sono in molti a vedere nei file raw un analogia con il negativo della fotografia analogica, dal momento che le informazioni raccolte vengono riproposte esattamente come tali. Addirittura c’è chi definisce il raw il "negativo digitale". Ma per certi versi è ancora meglio: continuate a leggere.

3 _ flessibilità e controllo delle regolazioni. Il fatto che le impostazioni della macchina non vengano direttamente applicate all’immagine generata (proprio perché non esiste ancora un immagine ma un insieme di dati) presuppone che ciò avvenga in un secondo momento e apre un mondo di possibilità.

In pratica il file grezzo richiede uno "sviluppo", ossia la sua conversione. E lo sviluppo consiste proprio nell’applicare, successivamente allo scatto, tutta una serie di impostazioni senza minimamente inficiare il risultato che si sarebbe ottenuto applicandole al momento stesso dello scatto. Così, durante il processo di sviluppo è possibile applicare ad esempio le regolazioni della temperatura del colore senza pregiudicare la qualità dell’immagine (la modifica della temperatura colore durante la conversione raw da esattamente gli stessi risultati di uno scatto impostato con una diversa temperatura del colore). Naturalmente questo vale anche per gli altri parametri fondamentali, come ad esempio il controllo della saturazione, del contrasto, della nitidezza e, non dimentichiamolo, dell’esposizione.

Scattare in raw non significa avere la licenza di sbagliare a piacimento l’esposizione per poi correggerla dopo, ma significa poter rimediare se è stata fatta una buona foto con un’esposizione leggermente sbagliata. Di solito si riesce ad avere un risultato perfetto se l’errore è di uno o massimo due stop (questo secondo caso se l’immagine è sottoesposta).

In generale quindi è possibile, scattando in raw, avere un notevole controllo su tutti i parametri di scatto non meccanici (intendendo questi il diaframma, l’otturatore, ecc.) che influiscono sulla resa dell’immagine finale.
Le meravigliose caratteristiche di un file jpeg

1 _ dimensioni contenute. Il jpeg è un formato compresso, quindi i file sono notevolmente più leggeri delle catture raw. Prima di scattare e salvare un immagine in formato jpeg è possibile impostare il livello di compressione e quindi il "peso" finale in Mb del file prodotto dalla macchina. Mediamente i file jpeg pesano da un terzo a un quarto dei corrispondenti file raw.

2 _ più spazio e velocità a disposizione. Tutto questo risparmio di peso permette due vantaggi. Il primo, ovvio, è che una stessa scheda di memoria può contenere molte più immagini jpeg di quante ne conterrebbe se fossero file raw. Il secondo è una maggior rapidità di scrittura dei file. In particolare questo secondo aspetto è apprezzabile non solo in fase di download dei file dalla macchina al computer ma anche e soprattutto in fase di scatto: il peso contenuto dei jpeg allontana (o ritarda) la probabilità di riempire il buffer della fotocamera e quindi consente di scattare numerose immagini in sequenza senza dover aspettare che la macchina svuoti il buffer prima di ricominciare a scattare.

3 _ pronti all’uso. Come dicevamo la fotocamera opera al momento dello scatto una conversione dei dati catturati in un file d’immagine a tutti gli effetti. Un file jpeg è pronto all’uso (stampa, condivisione, eccetera) non appena scaricato.

Il formato jpeg (nelle sue varie estensioni: .jpg, .jfif, .JPG, .JPE) è inoltre uno standard molto diffuso, per non dire onnipresente. La massima diffusione permette quindi la massima facilità nella sua condivisione, indipendentemente dalla piattaforma, dal browser o dal sistema operativo utilizzati.
Le seccature del raw

_ le dimensioni. Size matters, la dimensione conta. Volete più informazioni? Eccovi accontentati: tutte le informazioni prodotte dalla vostra bella macchina in un bel file raw. Purtroppo chiaramente si paga un prezzo in termini di peso. Un file raw ha mediamente un peso di tre o quattro volte il corrispondente file jpeg.

Per questo motivo ce ne stanno meno su una scheda di memoria e, in caso di scatti a raffica, riempiono il buffer con più facilità. Senza contare poi il tempo di download sul computer e il tempo di archiviazione: entrambi noiosamente lunghi. Ma chi scatta in raw queste piccole seccature finisce per apprezzarle, compiacendosi del fatto che altri invece le soffrono a tal punto da scattare solo in jpg.

_ richiedono la conversione. Come già detto, la conversione dei file raw in altri formati è una fase obbligatoria del procedimento di creazione dell’immagine. Niente di traumatico, solo una fase in più. Per lavorare su un raw occorre un software adatto, non solo in grado di convertirlo ma anche in grado di sfruttarne tutte le potenzialità. Ci si dovrebbe quindi orientare verso softwares professionali come Photoshop (che semplifica molto le cose con Adobe Camera Raw), oppure Lightroom o Aperture. L’utilizzo di questi programmi promette (e di fatto consente) grandi cose, ma ad un prezzo: il tempo e la cura che si può dedicare alle proprie immagini.

Senza acquistare software di terze parti, generalmente i costruttori forniscono i programmi dedicati al proprio formato raw. Esatto. Per chi non lo sapesse il raw non è affatto uno standard: ogni marca ha elaborato un formato proprietario, ottimizzato sulle proprie specifiche costruttive.

Ad esempio, Canon genera file raw con estensione CRW (Canon Raw File), Nikon NEF (Nikon Electronic Format), Sony RW2, Olympus ORF (Olympus Raw Format), Kodak DCR (Digital Camera Raw), Fujifilm RAF, Foveon X3F. Non è tuttavia detto che i logaritmi (e l’usabilità) dei vari software delle case siano migliori.
Le seccature del jpeg

_ riduzione della qualità dell’immagine. Tecnicamente non c’è dubbio: il migliore jpg non può competere con un raw a livello di informazioni. La disparità di dati contenuti nei due files è numericamente evidente e non ha bisogno di commenti. Ma a volte i numeri non sono tutto e la minore qualità di immagine potrebbe essere solo potenziale: se non si interviene sull’immagine il jpeg produce risultati tutt’altro che scadenti. Dal momento che la profondità del colore è di soli 8 bit, come dicevamo, i problemi sorgono quando si interviene in modo significativo sull’immagine (il difetto principale in questi casi è la posterizzazione, in grado di compromettere la qualità generale della foto).

Dal momento che la compressione del jpeg è "lossy", ossia con perdita di dati durante il suo processo, il jpeg perde informazioni ogni volta che viene salvato.

_ comparsa di artefatti. A seconda del grado di compressione deciso per il salvataggio di un file jpeg, nell’immagine si possono creare degli artefatti digitali. Maggiore sarà la compressione più dati verranno eliminati.

Per alleggerire il peso del file, infatti, vengono eliminati selettivamente e inesorabilmente alcuni dati. In particolare, il modo con cui opera la compressione genera una griglia nelle foto, che può essere un problema grave per certe immagini, soprattutto quando vengono ingrandite.
Allora è meglio scattare in raw o in jpeg?

La risposta è... dipende! Non esiste una regola adatta a tutti i fotografi: dipende dalle esigenze di ciascuno. I motivi per scegliere uno o l’altro formato sono tutti validi: il raw offre flessibilità nelle regolazioni e - potenzialmente - la più alta qualità, il jpeg è invece molto più pratico e offre maggiore velocità nella cattura e nell’utilizzo delle immagini.

Chi è meno incline alla post-produzione e preferisce la rapidità, scattando in jpeg avrà ottimi risultati. Chi ha necessità di sfruttare al massimo il potenziale di informazioni raccolte dal sensore, scattando in raw sarà felice.

FP Staff
Per ulteriori approfondimenti consulta nel glossario queste parole chiave:
sensore - fotodiodi - definizione - risoluzione - luce - raw - jpeg