COME CREARE MAGNIFICHE IMMAGINI HDR
tecniche di ripresa e basi di fotoritocco per realizzare fotografie HDR

· HDR: bello! ...cos’è?
· pensare in HDR prima di scattare HDR
1 _ il bracketing
2 _ la modalità AV (priorità di diaframma)
3 _ la misurazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco, gli ISO
4 _ la corretta messa a fuoco
5 _ il RAW

· l’attrezzatura necessaria per scattare immagini HDR
1 _ il cavalletto
2 _ le ottiche più adatte
3 _ il resto dell’attrezzatura

· dagli scatti all’immagine finita: creare una foto HDR
1 _ un’occhiata agli istogrammi
2 _ prima del computer: l’idea
3 _ i software dedicati all’HDR
4 _ la creazione di foto HDR in Photoshop (merge to HDR)
5 _ le basi per una lavorazione manuale
6 _ HDR e soggetti in movimento: le conversioni dal RAW

· conclusioni
HDR: bello! ...cos’è?

Tutti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare di HDR. I più cool snocciolano addirittura l’acronimo: High Dynamic Range. Tutti, poi, vorremmo scattare almeno una foto con un’enorme, esagerata gamma dinamica (se intanto vuoi capire cos’è la gamma dinamica, allora leggi qui).

Gli ultimi 150 anni di storia della fotografia hanno conosciuto una continua evoluzione tecnica tesa al superamento dei limiti insiti nell’arte della cattura della luce. Questa evoluzione è ancora più evidente nell’accelerazione che si è avuta con l’avvento del digitale. Mai come oggi, la natura stessa della fotografia digitale racchiude proprio questa continua ricerca del dettaglio, della perfezione, dello stupore.

Ecco allora che spesso restiamo a bocca aperta di fronte ad immagini HDR ben fatte, con colori realistici e una resa impensabile dell’intera scena ripresa.

Un’immagine realizzata con la tecnica dell’HDR, infatti, è un condensato perfetto di esposizioni multiple che ritraggono una scena fortemente contrastata (come ad esempio un paesaggio, un controluce oppure un interno). Grazie alla pluralità di esposizioni da cui è composta, una foto HDR coglie il meglio di ogni zona dell’immagine, dalle più scure alle più chiare, esattamente come farebbe l’occhio umano se osservasse quella scena...o forse ancora di più!

L’HDR è un moderno, stupefacente prodotto della fotografia digitale e della manipolazione delle immagini. Fino a qualche anno fa, a disposizione del fotografo che voleva catturare più toni c’erano solo i filtri Neutral Density (ND), ora abbondantemente superati da questa tecnica. Come spesso accade con le novità, anche la fotografia HDR porta con sé un mix tendenzialmente infinito di lodi e critiche, di devozione e odio. I puristi storcono il naso per l’eccessiva manipolazione, mentre per molti altri si tratta semplicemente di un nuovo potente modo di scattare foto digitali. Una cosa è certa: le immagini HDR sono qui per restare.

Ma la creazione di un’immagine HDR (in)credibile richiede capacità, pazienza e qualche accortezza in più rispetto alle altre immagini già a partire dal momento dello scatto. Vediamo insieme i punti essenziali di questo affascinante processo, non prima di una doverosa precisazione: questo articolo non vuole essere una trattazione esaustiva, "La Guida Definitiva Alla Tecnica Fotografica HDR", ma un utile punto di partenza per chi affronta questo tipo di fotografia per la prima volta.
Pensare in HDR prima di scattare in HDR

Un’immagine non diventa HDR solo grazie al computer: occorre pensarla in HDR prima di vederla a monitor, occorre cioè impostare correttamente tutto il processo a partire dal momento dello scatto. Certo, ci vuole un po’ di pazienza, ma superata la parte tecnica il risultato può davvero stupire.

Per chiedere il massimo alla macchina fotografica su tutta la superficie d’immagine, serve innanzitutto familiarizzare con quell’impostazione di scatto detta bracketing (Auto Exposure Bracketing, AEB).

1 _ Il bracketing. Il bracketing è senza dubbio uno degli elementi chiave della fotografia HDR: esso permette di eseguire esposizioni multiple della stessa scena, catturando tutte le varianti di luce che la compongono. Modificando automaticamente la velocità dell’otturatore o il valore di apertura, la fotocamera impostata su AEB effettua una serie di scatti in sequenza partendo dalla lettura standard dell’esposizione (valore "0") e sottoesponendo / sovraesponendo quella lettura, solitamente fino a +/-2 stop, con incrementi a partire da 1/3 di stop per scatto. Complesso? No, è più facile di quanto sembra: guarda l’esempio.


bracketing

La sequenza di bracketing realizzata nella FIG.1 mostra come al valore -2 la foto scattata è sottoesposta di 2 stop, al valore 0 la foto è realizzata con l’esposizione "standard" e al valore +2 la foto è sovraesposta di 2stop. In questo caso la fotocamera ha scattato tre volte a brevissima distanza, generando tre differenti file pronti per essere uniti. L’immagine sottoesposta sarà utile per le parti più luminose, come il cielo (queste zone saranno ricche di dettagli e non bruciate), mentre quella sovraesposta sarà necessaria per andare a cogliere tutti i particolari delle zone più scure (come la parte più fitta del bosco).

L’impostazione AEB delle macchine fotografiche più evolute permette di eseguire serie di 5, 7, 9 o più scatti in sequenza, sempre partendo dal valore 0 di esposizione ed aumentandolo / diminuendolo degli stop (o frazioni di stop) desiderati. Non esiste un numero ideale di scatti: dipende dall’ampiezza della gamma dinamica della scena. Chiaramente, maggiore è il numero degli scatti, migliore sarà la resa della gamma dinamica. Dal momento però che non tutte le immagini necessitano di essere composte da 10 o 15 scatti, un suggerimento pratico (avvalorato anche dalle guide di Photoshop) è quello di realizzare 5 o 7 scatti, ciascuno con 1 stop di differenza dall’altro.

Per sfruttare al massimo l’impostazione AEB su macchine che non permettono sequenze maggiori di tre scatti, prova a seguire questo semplice escamotage. Imposta il valore di diaframma e ottieni l’esposizione corretta della prima foto, quindi scatta la prima serie da tre immagini impostando l’intervallo AEB a +/- 1 stop; quindi effettua una seconda serie da tre immagini impostando l’intervallo AEB questa volta a +/- 2 stop. Avrai così realizzato 6 scatti che ordinati sono in questa sequenza: -2 stop, -1 stop, 0 stop, 0 stop, +1 stop, +2 stop. Ora cancella uno dei due scatti correttamente esposti (0 stop) e il gioco è fatto!

2 _ La modalità AV (priorità di diaframma). Ok, da qui partono una serie di raccomandazioni... se scatti per l’HDR già da un po’ salta pure queste righe, se invece vuoi qualche consiglio in più ecco qua. Prima di scattare in AEB è fondamentale sapere che per gli scatti realizzati col bracketing la fotocamera utilizza le impostazioni correnti. Ho scritto poche righe fa che la fotocamera realizza il bracketing modificando automaticamente la velocità dell’otturatore oppure il valore di apertura: bene, dal momento che questo lo decidi tu, dimenticati la velocità dell’otturatore! Prima di selezionare AEB dal menu della fotocamera, imposta la macchina sullo scatto a priorità di diaframma (AV per Canon, A per Nikon) e decidi un certo valore di apertura che terrai per tutti gli scatti. In questo modo la fotocamera durante il bracketing sovraesporrà / sottoesporrà adattando il tempo dell’otturatore alla tua "imposizione" del diaframma e manterrà in questo modo inalterata la profondità di campo su tutti gli scatti realizzati.

La profondità di campo costante è cruciale se pensi che le foto devono potersi sovrapporre perfettamente. Diversamente, se utilizzassi la priorità di tempo (TV) come modalità di scatto, la fotocamera realizzerebbe il bracketing modificando le aperture del diaframma rendendo impossibile la composizione dei vari scatti con differenti aree a fuoco.

Anche la modalità manuale (M) può funzionare, ma devi comprenderla bene e soprattutto assicurarti di non variare mai l’apertura del diaframma. In sostanza: per evitare complicazioni e tempo perso, la modalità a priorità di diaframma è perfetta.

Bene: quale apertura di diaframma usare? Chiaramente dipende dal tipo di foto: un paesaggio, ad esempio, richiede una buona profondità di campo (e quindi un discreto numero di apertura, ad esempio f/11), in modo che siano a fuoco più particolari possibili. Ma la fotografia non è solo una questione di regole, per fortuna è anche una questione di gusto: una volta conosciute, le regole si possono piegare a proprio piacimento.

Attenzione a non esagerare con la chiusura del diaframma: diaframmi troppo chiusi (es.: f/22) accentuano l’effetto della diffrazione, fenomeno fisico che comporta immagini morbide e con poco dettaglio.

3 _ La misurazione dell’esposizione, il bilanciamento del bianco, gli ISO. Oltre alla modalità a priorità di diaframma, per realizzare un buon bracketing meglio dare un occhio anche a tutti gli altri settaggi.

Innanzitutto il metering, ossia la modalità di misurazione dell’esposizione. Questa impostazione influenzerà lo scatto "0" e di conseguenza anche tutti gli altri. L’argomento è molto complesso, ma in sostanza il metering indica il modo in cui l’esposimetro della macchina fotografica "legge" la luce della scena. Oltre alla misurazione definibile standard, ossia quella valutativa, esistono la misurazione parziale (utile quando lo sfondo è molto più luminoso del soggetto), la misurazione spot (da utilizzare quando occorre eseguire una misurazione specifica di una porzione del soggetto) e quella media pesata al centro (la misurazione viene effettuata al centro, quindi viene calcolata la media da applicare a tutta la scena inquadrata).

Quando utilizzi il bracketing, soprattutto se sei agli inizi, la misurazione valutativa ti permette di evitare grandi errori. Essa infatti è adatta alla maggior parte dei soggetti, anche in controluce. Tuttavia non trascurare anche le altre modalità di lettura: conoscendo il comportamento della macchina puoi ottenere risultati notevoli.

Un suggerimento: in condizioni difficili (ad esempio un materiale riflettente o una fonte diretta di luce) è preferibile misurare l’esposizione della foto "0" sulle alte luci in modo da evitare che queste zone restino bruciate e quindi completamente irrecuperabili perché prive di informazioni.

Se scatti in manuale misurando solo l’esposizione corretta e modificando per le altre immagini il tempo di posa (che calcolerai a mente), tieni presente che dire +/-1 stop equivale a raddoppiare/dimezzare il valore del tempo di scatto. Quindi, se il tempo corretto di esposizione calcolato dall’esposimetro fosse 1/250 sec, le relative esposizioni risulterebbero pari a: 1/1000, 1/500, 1/250, 1/125, 1/60.

Se decidi di non usare la funzione AEB (e i più raffinati possono essere d’accordo, dal momento che le variazioni di esposizione potrebbero a volte essere insufficienti) e di scattare singolarmente le varie foto in modalità manuale, potresti anche adottare una misurazione più "maniacale" dell’esposizione realizzando ogni singola foto esposta correttamente sul punto dove vuoi che l’esposizione sia corretta, utilizzando quindi la più precisa misurazione spot.

Se vuoi saperne di più sull’esposizione in genere, leggi qui).

Veniamo al bilanciamento del bianco. Approfondire ora questo argomento è impossibile, ma il bilanciamento del bianco è molto importante per ottenere un corretto equilibrio dei colori. Il bilanciamento automatico del bianco, proprio come la misurazione valutativa, funziona bene in tante situazioni ed è quindi un buon aiuto: potremmo pensare che le fotocamere siano ormai eccezionalmente intelligenti. Peccato che a volte sbaglino, e allora è meglio comprendere i vari bilanciamenti ed applicarli quando serve (anche eventualmente nella sola fase di postproduzione, a patto che si lavori sui RAW).

Attenzione ad eseguire scatti multipli della stessa scena con differenti bilanciamenti del bianco: un unico bilanciamento (paradossalmente anche sbagliato) è decisamente meglio che ritrovarsi con più immagini dai colori arcobaleno!

Per quanto riguarda infine il valore ISO, basta una regola elementare: non deve variare. Utilizza sempre il valore ISO più basso concesso dalle condizioni di ripresa e limiterai al minimo il rumore digitale (che sarebbe molto amplificato dalla lavorazione HDR). Tanto, come dirò tra poco, in tuo aiuto verrà il cavalletto.

Un ultimo suggerimento: evita di modificare la luce della scena. Se ad esempio decidessi di usare il flash, allora utilizzalo per tutte le esposizioni.

4 _ La corretta messa a fuoco. Infine la messa a fuoco. La messa a fuoco automatica di solito è un buon alleato, ma non per l’HDR: meglio utilizzare la messa a fuoco manuale e dosarne gli effetti. Ad esempio, nel caso di paesaggi, puoi utilizzare il fuoco all’infinito ma poi accorgerti che mettendo a fuoco un punto più vicino al primo terzo orizzontale dell’immagine ottieni una sensazione di maggiore nitidezza.

Una soluzione rapida e alternativa alla messa a fuoco manuale può essere impostare la messa a fuoco della scena utilizzando la messa a fuoco automatica e quindi togliere l’autofocus in modo che non cambi durante gli scatti.

Prima degli scatti definitivi ti consiglio comunque di controllare dal display LCD il grado di messa a fuoco delle varie zone dell’immagine (effettuando degli ingrandimenti dal display) e di regolare eventualmente la messa a fuoco in modo da affinare quanto più possibile i dettagli catturati.

5 _ Il RAW. Scatta in RAW! Se il tuo obiettivo è catturare la massima gamma dinamica possibile, realizzare delle immagini compresse (cioè che perdono per sempre dei dati) come il formato jpg è un controsenso. La diversa e migliore resa del RAW si nota soprattutto nelle zone di ombra e in quelle di alte luci. Se vuoi approfondire l’argomento, leggi qui).
L’attrezzatura necessaria per scattare immagini in HDR

Dopo aver visto gli aspetti tecnici legati agli scatti, è necessario aprire una piccola parentesi sull’attrezzatura fotografica. In generale e salvo eccezioni (artistiche o reportagistiche), se vuoi ottenere delle buone immagini, devi avere degli ottimi alleati che ti permettano di applicare sul campo le conoscenze tecniche acquisite e di limitare gli imprevisti. Questa ovvietà risulta tanto più vera per la fotografia HDR. Non serve essere dei super professionisti, ma date le caratteristiche delle immagini che si vuole realizzare occorre almeno dotarsi di questi accessori.

1 _ Il cavalletto. Il cavalletto, o tripode (in stile Guerra dei Mondi), è imprescindibile se vuoi scattare immagini per foto HDR. La prima cosa è dare alla fotocamera un supporto solido e stabile. Valori ISO bassi per limitare il rumore e alti valori di diaframma, infatti, possono allungare di molto i tempi di posa rendendo impossibile scattare a mano libera. Inoltre, se le immagini realizzate in sequenza devono combaciare perfettamente, il cavalletto è fondamentale.

Il tipo di cavalletto dipende dal tuo stile e dalle tue esigenze. Se ad esempio arrivi in macchina sul luogo di scatto, potresti investire in un solido cavalletto magari in alluminio; se invece fai lunghe camminate prima di scattare le tue HDR allora pensa ad un cavalletto più compatto e leggero, magari in fibra di carbonio. Non trascurare la testa su cui monti la fotocamera: meglio spendere qualcosa in più e avere un aggancio solido e facilmente regolabile, come ad esempio una testa sferica, piuttosto che litigare ogni volta con morsetti e manopoline.

Se la giornata è molto ventosa, presta attenzione agli scossoni che le raffiche di vento possono dare alla fotocamera. Se puoi, abbassa l’altezza del cavalletto. Alcuni cavalletti, poi, presentano un gancio al centro delle tre gambe: appendici lo zaino o un peso e puoi aumentare la stabilità delle riprese. Elimina la tracolla e le altre cinghie che sventolano attaccate alla macchina fotografica.

Alcuni cavalletti sono dotati di livelle a bolla. L’utilità delle livelle a bolla sul cavalletto può essere molta, oppure nessuna: dipende sempre dal tipo di immagini che vuoi realizzare. Se vuoi realizzare immagini HDR con orizzonti perfetti e ti accorgi, una volta a monitor, che spesso qualcosa non torna, meglio passare ad un cavalletto dotato di questo economico accessorio ed evitare di dover ogni volta ruotare le immagini (perdendo ovviamente di qualità).

A fare i raffinati, poi, uno scatto flessibile è la ciliegina sulla torta per evitare qualsiasi tipo di vibrazione, soprattutto se non vuoi utilizzare per questo scopo il - piuttosto noioso - timer dell’autoscatto (che solitamente prevede 2, 3 o 10 secondi di ritardo dallo scatto). Un buon cavalletto unito a uno scatto flessibile possono evitarti la quasi totalità delle vibrazioni durante le fasi di scatto.

Sempre per limitare al massimo le vibrazioni, ricordati anche che: se scatti con tempi di otturatore lunghi è meglio abilitare il blocco dello specchio; se scatti in manuale (non con l’AEB) e devi impostare l’esposizione di ogni immagine fai movimenti molto attenti e aspetta qualche frazione di secondo prima di scattare, per far scaricare le micro vibrazioni.

2 _ Le ottiche più adatte. Qualsiasi obiettivo può astrattamente essere adatto a realizzare immagini in HDR. Chiaramente, prima di uscire e scattare, meglio pensare a quali foto realizzerai!

Quale obiettivo usare allora? Beh, le immagini HDR spesso ritraggono paesaggi naturali o città e spesso includono una porzione di realtà molto estesa. In questi casi, un obiettivo grandangolare (ossia 28mm o più ampio) può essere davvero utile. Ma la fotografia HDR non dovrebbe essere stereotipata come fotografia di paesaggio: esistono ad esempio delle spettacolari immagini macro trattate in HDR (se ti incuriosisce fatti un giro su flickr cercando "macro HDR").

In ogni caso la scelta dell’obiettivo è anche una scelta personale. Io ad esempio metto spesso al primo posto la versatilità che trovo negli obiettivi zoom professionali. Ad esempio uno dei miei preferiti è il 24-105mm 1:4 L IS USM di Canon: un ottimo investimento.

3 _ Il resto dell’attrezzatura. Non serve molta fantasia per portarsi sempre appresso anche: una manciata di schede di memoria (belle capienti e soprattutto rapide in scrittura), un paio di batterie di scorta (cariche), un panno in microfibra, paraluce adatti alle ottiche utilizzate e, last but not least, una discreta dose di pazienza. Ah, dimenticavo: anche una bella reflex professionale! ;-)
Dagli scatti all’immagine finita: creare una foto HDR

Dopo aver riempito la scheda di memoria scattando con la modalità AEB, sei pronto a iniziare la parte più lunga e delicata del procedimento: la postproduzione digitale delle immagini. Ma andiamo con ordine.

1 _ Un’occhiata agli istogrammi. Innanzitutto, prima di tornare alla base e scaricare le foto sul computer, è sempre meglio controllare che le immagini scattate siano adeguate ad essere processate come HDR. Un metodo piuttosto rapido ma efficace è quello di utilizzare gli istogrammi prodotti dalla fotocamera, visualizzandoli direttamente sul suo monitor LCD. Semplificando, visto che abbiamo bisogno di una foto sottoesposta, di una normale e di una sovraesposta, allora vorremmo vedere un primo istogramma con tutte le informazioni sulla sinistra, un secondo con le informazioni al centro e un terzo con le informazioni tutte a destra. Se ciò avviene, le luci della scena sono state catturate correttamente, diversamente è possibile pensare di ripetere gli scatti. Se invece vuoi approfondire ora il discorso sugli istogrammi, leggi qui).

2 _ Prima del computer: l’idea. Chi non apprezza la fotografia HDR probabilmente ha visto delle pessime immagini HDR. Fotoritoccare immagini HDR non è un gioco da ragazzi: qui si decide il confine tra fotografie buone, spettacolari o terribilmente scadenti. Sono convinto che la difficoltà delle immagini HDR stia soprattutto nel realizzare immagini incredibilmente credibili.

Il punto di partenza penso debba essere il tuo personale desiderio di ottenere immagini verosimili, "naturali", evitando per quanto possibile di lasciar percepire all’osservatore gli artefatti e gli artefici di realizzazione. Se ti stai chiedendo cosa intendo per immagini naturali, probabilmente la risposta è: immagini che riproducano il più fedelmente possibile tutta la gamma cromatica, di contrasto e di luminosità della scena ripresa, senza enfatizzarne solo alcuni aspetti. Ma se il tuo desiderio è quello di ottenere immagini surreali, esagerate, pittoriche e non ti interessa la naturalezza di resa, beh allora va bene lo stesso: la fotografia è pur sempre (anche) questione di gusto personale. Dopotutto anche con la pellicola si "smanettava" parecchio, basti pensare alle vecchie immagini solarizzate al tempo del b/W.

L’importante è capire in anticipo cosa si cerca per poi essere in grado di ottenerlo!

3 _ I software dedicati all’HDR. In ogni caso, il punto di partenza imprescindibile è dotarsi del software adatto. A questo punto si apre un mondo di possibili scelte! Ciascuno di noi ha le proprie abitudini e preferenze e magari utilizza già programmi in grado di generare immagini "HDR": nessun problema.

Iniziamo a dire che parlare di fotoritocco e postproduzione equivale spesso a parlare di Photoshop. E parlare di Photoshop equivale spesso a spiegare passo passo una procedura, magari riferita ad una certa versione "CS qualcosa" del programma piuttosto che ad un certo sistema operativo, magari con dei validi screenshot o video tutorial.

Questi tutorial, sicuramente interessanti e tecnici, hanno tuttavia qualche limite: possono risultare eccessivamente legati ad un preciso e univoco utilizzo del programma. A mio modo di vedere sono utilissimi se, oltre a spiegare "come si fa qualcosa" riescono anche a stimolare l’idea che le strade per raggiungere un certo risultato nella postproduzione sono varie e spesso tutte valide: ognuno sperimenti la propria!

Detto ciò, lo standard professionale viene da sempre declinato da:

- Adobe Lightroom (rivale del pur valido Apple Aperture)

- Adobe Photoshop CS qualcosa

Provare questi "mostri sacri" del fotoritocco è alla portata di tutti: andando sul sito della Adobe è possibile scaricare gratuitamente le versioni di prova ed utilizzarle a proprio piacimento per un certo periodo di tempo, in modo da familiarizzare (per quanto possibile) con le funzioni più interessanti per la fotografia HDR. Certo come dicevo, nel vasto campo dell’HDR, esistono tantissime valide alternative a LR e PS, eccoti un elenco non esaustivo:

- Artizen HDR (supportingcomputers.net)

- Dynamic photo HDR (mediachance.com)

- Easy HDR (easyhdr.com)

- FDR tools (fdrtools.com)

- HDR darkroom (everimaging.com)

- HDR shop (hdrshop.com)

- Photogenics HDR (idruna.com)

- Photomatix (hdrsoft.com)

- Qtpfsgui (qtpfsgui.sourceforge.net)

- Topaz Adjust (topazlabs.com)

Anche questi software per l’HDR possono quasi sempre essere provati gratuitamente scaricandoli dal sito del produttore, e alcune loro versioni base sono addirittura freeware o opensource. Il consiglio che posso dare è quello, con un po’ di pazienza, di provarli e vedere i risultati standard sulla stessa immagine (o su una serie di immagini uguali) e poi verificare anche le possibilità che ognuno di essi da agli interventi manuali e personali del fotografo.

4 _ La creazione di foto HDR in Photoshop (merge to HDR) . Automatismi più o meno sofisticati oppure certosino lavoro manuale? Probabilmente la scelta non è così netta e come dice il detto "la verità sta nel mezzo". Personalmente ritengo che il controllo "manuale" del risultato "automatico" sia un valore imprescindibile: aiuta a stemperare la freddezza degli algoritmi e ad aggiungere quel tocco estetico che solo chi osserva (e non semplicemente calcola) può dare.

Partendo da questo presupposto (che potrebbe anche essere una conclusione), esistono moltissime valide procedure automatizzate per fondere insieme i vari scatti, una su tutte - ovviamente - quella di Sua Maestà Photoshop. Adobe infatti, nella metà del mese di aprile 2005 con la versione CS2 del programma, ha messo a disposizione dei suoi iniziati l’opzione: File > Automate > Merge to HDR.

Una precisazione: nel 2010 Photoshop ha compiuto 20 anni. Dalla sua nascita nel 1990 (Photoshop 1.0 for the Mac) ha avuto continue evoluzioni con l’aggiunta di nuove funzioni. La procedura che spiegherò nelle prossime righe non si riferisce ad una particolare edizione di Photoshop, ma vuole rappresentare solo un’introduzione alla lavorazione HDR in Photoshop.

La funzione "Unisci come HDR" permette di selezionare le immagini (minimo tre) scattate con l’AEB o manualmente e di unirle, eventualmente anche allineandole (Attempt to automatically align source images) qualora questo si rendesse necessario perché non è stato usato il cavalletto. Per avviare il processo di elaborazione basta dire a PS dove pescare le foto (Add Open Files) e fare click su ok.

Dopo qualche secondo PS genererà l’immagine HDR fondendo al meglio le varie foto e mostrandoti sulla sinistra le thumbnails delle immagini utilizzate, che potrai anche decidere di ridurre deselezionando quelle che ritieni eccessive nella fusione (ma spesso questa operazione è superflua). Se le immagini scelte per l’unione non dispongono di metadati sull’esposizione, puoi immettere i valori nella finestra di dialogo EV impostato manualmente.

Nota che l’immagine HDR così ottenuta sarà (normalmente) a 32 bit di profondità per canale (red, green, blue), quindi ricchissima di informazioni ...ma pressoché inutilizzabile. La maggior parte dei monitor (e chiaramente le stampe), infatti, non riescono ad esprimere un così "High" Dynamic Range, riuscendo a visualizzare molti meno valori di luminanza rispetto a quelli contenuti in una immagine HDR a 32 bit. Non è raro (e non occorre preoccuparsi) se l’immagine così prodotta appare molto scura o al contrario sbiadita (anche se lo sconsiglio, per modificare l’esposizione dell’immagine HDR a 32 bit puoi comunque usare la regolazione dell’esposizione: Immagine > Regolazioni > Esposizione).

Ecco che perciò occorre necessariamente convertire l’ampio range dell’immagine ottenuta in un range inferiore e compatibile, solitamente a 16 o 8 bit, che tenti di essere visivamente equivalente. Una breve parentesi: quando i valori di luminanza (gamma dinamica) dell’immagine creata eccedono i valori di luminanza che l’immagine a 16 o 8 bit è in grado di rappresentare, la gamma dinamica da conversione si dice "clipped", tagliata; questo comporta che le ombre più profonde appaiono semplicemente nere (valore di luminanza 0), mentre le alte luci che superano la gamma rappresentabile appaiono bianche (valore di luminanza 255 per le immagini a 8 bit, 65.535 per le immagini a 16 bit). Ecco perché prima di eseguire questa conversione PS ti permette anche di regolare il punto di bianco dell’immagine a 32 bit fino ad ottenere il risultato voluto.

Qualcuno si potrebbe chiedere che senso ha generare un’immagine a 32 bit se poi è obbligatorio convertirla a valori più bassi. Il senso di questo passaggio lo si trova nella slider che permette di aggiustare a proprio piacimento l’immagine a 32 bit, mostrando (con precisione decimale e in maniera lineare) le svariate potenzialità dell’ampio range dinamico in essa racchiuso. Dal momento che non si può sperare di mantenere inalterate tutte le informazioni contenute nel file a 32 bit, Photoshop permette di scegliere quello che si desidera mostrare, convertendolo poi in una immagine a bit più bassi, insufficienti per memorizzare la gamma completa dei valori di luminanza ma sufficienti per accogliere la scelta effettuata. Nota che spostando il cursore regoli solo l’anteprima dell’immagine: tutti i dati dell’immagine HDR restano invariati nel file a 32 bit che unisce le varie immagini. La regolazione dell’anteprima viene salvata nel file HDR e applicata ogni volta che il file viene aperto in Photoshop.

Chiaramente il file dell’HDR a 32 bit si può salvare ed è opportuno farlo prima della sua conversione, in modo da conservare inalterata la gamma dinamica prima delle regolazioni di tone mapping.

Bene, fin’ora abbiamo solo preparato qualcosa: adesso inizia il vero lavoro sull’immagine HDR, la conversione! Image > Mode > 16 Bits/Channel oppure 8 Bits/Channel. In fase di conversione, si apre una finestra che ti offre approfondite possibilità di regolazioni di Tone mapping (o tonal mapping, mappatura dei toni), secondo numerosi e differenti metodi:

- Exposure And Gamma (esposizione e gamma): ti consente di regolare manualmente la luminosità e il contrasto dell’immagine HDR; spostando il cursore Esposizione regoli il guadagno, spostando il cursore Gamma regoli il contrasto;

- Highlight Compression (compressione luci): comprime in maniera automatica i valori di luce nell’immagine HDR, affinché rientrino nella gamma di luminanza del file immagine a 8 o 16 bit;

- Equalize Histogram (equalizzaz. istogramma): comprime (sempre in maniera automatica) la gamma dinamica dell’immagine HDR a 32 bit, tentando di mantenere un certo contrasto;

- Local Adaptation (adattamento locale): ti permette di sistemare la tonalità HDR regolando le zone di luminosità locali per tutta l’immagine. Nella Local Adaptation compaiono i valori di Threshold (soglia) e Radius (Raggio), nonché di Toning Curve and Histogram, che hanno lo scopo di conservare l’aspetto originale e la luminosità tipica dell’immagine HDR. Gli aggiustamenti a disposizione sono davvero raffinati e richiedono una notevole esperienza, anche per la loro sensibilità: occorre dosarli con parsimonia per evitare errori grossolani (come ad esempio la comparsa di zone bianche attorno ai punti ad alto contrasto). Infine, a partire dal CS5, per compensare differenze dovute ad oggetti in movimento (la classica automobile o persona) è possibile selezionate "Rimuovi effetti fantasma" nella finestra di dialogo Unisci come HDR Pro.

Una buona conversione dell’HDR richiede molto tempo e diversi tentativi. Tra quelli offerti da PS, uno dei metodi preferibili è quello della "Local Adaptation", unito all’aumento (ma non eccessivo) del Radius e del valore di Threshold, parametri in grado di regolare il local contrast, ossia il contrasto tra porzioni molto piccole dell’immagine. Un discreto tonal contrast permette di percepire molti più dettagli. In queste regolazioni entra chiaramente in gioco anche il gusto personale. Un consiglio: nelle regolazioni dei valori di Radius e di Threshold, parti sempre tenendone fermo uno (ad es. Threshold fissato a 0.5, oppure Radius a 50) e spostando il cursore dell’altro in modo da apprezzare i cambiamenti.

Se vuoi vederci ancora più chiaro, a questo indirizzo puoi trovare un video sull’unione come HDR: www.adobe.com/go/lrvid5004_ps_it mentre a questo indirizzo www.adobe.com/go/lrvid5012_ps_it (a partire dal minuto 3:00) trovi un video sull’opzione Rimuovi effetti fantasma.

Una volta eseguito il tone mapping e convertito il file a 16 o 8 bit, puoi rifinire il lavoro utilizzando tutti gli altri strumenti classici a tua disposizione: livelli, curve, maschere e filtri (come ad esempio l’high pass).

Come già detto, comunque, penso sia evidente che un buon risultato non passi necessariamente da Photoshop (giusto per citare un programma su tutti) ma dalle capacità di reinterpretare in chiave personale le immagini prodotte dagli automatismi.

5 _ Le basi per una lavorazione manuale. Senza necessariamente disporre di Photoshop, allora, una sana lavorazione manuale "old style" potrebbe dare da sola dei risultati sorprendenti. Se quindi smettiamo di parlare di Tonal mapping e usciamo per strada usando un buon cavalletto, uno scatto flessibile e una macchina qualsiasi possiamo permetterci la licenza di:

- scattare cinque RAW con uno stop di differenza ciascuno;

- convertirli in TIFF usando un programma di conversione qualsiasi;

- aprire il TIFF esposto correttamente con un programma di fotoritocco qualsiasi, es.: Gimp;

- aprire gli altri quattro e copiarli-incollarli sopra il file esposto correttamente;

- prendere la gomma e cancellare dal livello superiore le parti non correttamente esposte;

- fare la stessa cosa con il livello sottostante e così via;

- goderci il risultato.

Queste basi davvero elementari (e un po’ ingenue) di fotoritocco dell’HDR sono sempre valide e sempre disponibili a chiunque volesse provare ad ottenere delle immagini HDR naturali senza utilizzare automatismi nella creazione. Chiaramente qualche precisazione è necessaria: meglio scattare cinque RAW e non utilizzare lo stesso file per sotto-sovra/esporlo in postproduzione (le informazioni che contiene un RAW sono molte, ma non infinite); meglio anche usare una gomma con diverse dimensioni e diverse percentuali di opacità e soprattutto con bordi morbidi; meglio addirittura usare le maschere.

Certo, così il lavoro si allunga, ma il bello di poter lavorare a mano sulle diverse esposizioni è che sei tu a decidere cosa cancellare e cosa invece rendere visibile.

6 _ HDR e soggetti in movimento: le conversioni dal RAW. Abbiamo visto come il cavalletto sia fondamentale nella fase di ripresa: ottenere immagini perfettamente sovrapponibili è un esigenza precisa di questo tipo di fotografia. Appare evidente che elementi in movimento (come ad esempio le nuvole, le persone, ecc.) possono creare problemi nella fase di sovrapposizione delle immagini, immagini che risulteranno diverse tra loro e con delle sfocature indesiderate in corrispondenza delle parti in movimento.

Nel caso dell’acqua, ad esempio di una cascata, un leggero effetto sfocato potrebbe risultare anche piacevole, ma negli altri casi? Negli altri casi, quando si vuole congelare l’istante, un aiuto viene dalla postproduzione e dalle potenzialità dei RAW: non scatterai tre o più esposizioni ma eseguirai un solo click. Quell’immagine, importata sul computer, può essere sviluppata aumentandone o diminuendone l’esposizione di uno stop (oltre non lo consiglio).

In questo modo creerai tre (o più) files, perfettamente combacianti, in grado di essere sovrapposti per generare un’immagine HDR. Questa in effetti è un po’ una forzatura, ma il risultato potrebbe essere comunque discreto, a patto che non si esageri.

Nella conversione del RAW assicurati che tutta la sequenza di immagini sia processata con lo stesso valore di bilanciamento del bianco (imposta la temperatura colore e la tinta una sola volta) e più in genere con gli stessi identici settaggi, ad eccezione ovviamente dell’esposizione che dovrai variare. Attenzione: la variazione dell’esposizione del RAW è da eseguire solo se si utilizza un unico file RAW per generare più immagini, diversamente nel caso del bracketing i file RAW prodotti non dovrebbero essere modificati.

In alcuni casi questa simulazione del bracketing da un singolo file RAW può comportare un ulteriore problema: gli automatismi di certi programmi, infatti, non permettono di unire i file così generati perché riconoscono che non sono tre diversi scatti ma tre "estrazioni" da un unico RAW; quando si presenta questo problema la soluzione è cancellare i dati exif (ad esempio salvando per web con PS) in modo da "ingannare" il software che crea il file HDR.
Conclusioni

Non è detto che la tecnica HDR possa produrre di per sé una "migliore" interpretazione della realtà. Infatti, non è detto che si debba necessariamente riprodurre una rilevante gamma dinamica della scena fotografata: è evidente come alcune immagini (anche di paesaggi) possano essere molto intense proprio perché volutamente non rappresentano le alte luci o le ombre più profonde.

In ogni caso, le potenzialità offerte alla creatività del fotografo sono molte e tutte nascono da questo vibrante tentativo della fotografia HDR di superare i limiti stessi insiti nel mezzo fotografico. Prova ad esempio a pensare di realizzare un’immagine HDR di una foto panoramica generata dall’unione di più scatti...

Forse fra qualche anno (o magari meno...) la fotografia HDR sarà ricordata con lo stesso affetto con cui si guarda alle cose passate, ritenendola una trascorsa, poetica ingenuità. Forse la tecnologia supererà ancora una volta l’immaginazione e le fotocamere faranno tutto da sole. Forse allora non saremo più qui a manovrare per raccogliere tante diverse esposizioni che assorbano come spugne tutta la gamma dinamica della realtà.

Ma oggi il mondo della fotografia HDR si presenta quanto mai vasto, in divenire, ricchissimo di potenzialità. Oggi esiste questo metodo di fare foto, ed è un momento veramente magico di creazione delle immagini, dove possono ancora vincere (insieme) la consapevolezza tecnica e la sensibilità estetica di chi osserva, rendendo protagonista la realtà espressa in visioni un tempo difficilmente immaginabili.

FP Staff